Recensioni

DO NOT DISTURB – “Giochi da maschi”

Sabato 16 e domenica 17 novembre 2024, Palazzo Caracciolo, Napoli

Torna Do not disturb al Palazzo Caracciolo di Napoli, un format ideato da Claudio Finelli e Mario Gelardi che porta il teatro nelle stanze d’albergo, riservando a soli 25 spettatori per replica la possibilità di assistere a vicende di vita personale in cui i protagonisti della rappresentazione ricreano quella dimensione di intimità propria di una camera di hotel. Questa volta, la rappresentazione proposta al pubblico si intitola Giochi da maschi e vede come protagonisti tre giovani interpreti: Vito Amato, Emanuele Cangiano e Francesco Ferrante.

La sfida più grande di questo format è quella di proporre al pubblico un prodotto meta-teatrale, in grado di fare propri alcuni elementi tipici del contesto scenico, a cui però si deve affiancare una spontaneità nel recitato, in ragione del contesto alberghiero in cui viene proposto lo spettacolo. Il risultato è un’operazione teatrale molto complessa dal punto di vista esecutivo, che presuppone per gli interpreti presenti in scena un grande esercizio di consapevolezza, dettato sia dallo stile di recitazione che deve adattarsi al contesto di una stanza d’albergo sia al pubblico che li osserva, trovandosi letteralmente a ridosso degli attori. Difatti, lo spettatore è un “grande fratello” di questa rappresentazione, una figura invisibile che però riempie lo spazio della camera d’albergo e osserva i movimenti, gli incontri e le emozioni che si vengono a creare in quel preciso istante di vita.

Giochi da maschi affronta il tema dell’adolescenza e della sua goliardia, del bisogno di approvazione reciproco nonché del confronto su questioni come il sesso, su cui i giovani hanno il disperato bisogno di condividere le proprie esperienze. La necessità di sentirsi potenti ed apprezzati dai propri coetanei deve, tuttavia, fare i conti con un senso di fragilità costante, dettato proprio dalla fase di transizione tra l’età infantile e quella adulta che caratterizza l’esistenza adolescenziale. In questo confine sottilissimo tra la potenza e la fragilità, si cela un evidente sentimento di insicurezza che pervade l’esistenza dei giovani, soprattutto quando si affronta la tematica sessuale, che in un paese come l’Italia rimane un tabù, in assenza di una specifica formazione ed educazione sul tema anche a livello scolastico che possa permettere agli studenti di normalizzare questo argomento.

Amato, Cangano e Ferrante convincono lo spettatore attraverso una performance emozionante e intensa; i loro sono corpi di leoni chiusi nella gabbia di una stanza di albergo, troppo piccola per rappresentare le idee, le paure e l’emozioni che questi ragazzi cercano di reprimere nei loro corpi. La recitazione è, per i tre interpreti, perfettamente congeniale all’insueto contesto scenico che viene qui proposto, attraverso scambi di battute serrati e sguardi reciproci che restituiscono credibilità e compassione verso tre giovani che hanno bisogno di scoprirsi.

Il gioco del teatro è, in questo spettacolo, anche un gioco della realtà adolescenziale maschile, come suggerisce il titolo della rappresentazione, in cui si restituisce un affresco, semplice ma efficace, del rapporto tra giovani maschi. Realtà comprovata, ad esempio, dal fatto che la musica viene riprodotta semplicemente attraverso dei brani fatti partire dai telefoni dei singoli interpreti, valorizzando ancora di più quella semplicità dal punto di vista dell’esecuzione “scenica” che restituisce credibilità a ciò che si racconta.

Chi scrive ha già più volte ribadito la valenza di questo progetto, confermata in questo allestimento da una drammaturgia ben strutturata e da tre giovani interpreti che vengono valorizzati (cosa ormai assai rara nell’attuale scenario teatrale) e che, di tutta risposta, esaltano con la loro recitazione la potenza espressiva di questo spettacolo.

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