Recensioni

LAGUNA CAFE’, di Giuseppe Affinito – regia Benedetto Sicca

Al Ridotto del Teatro Mercadante dal 28 novembre all’8 dicembre

Debutta in prima nazionale al Ridotto del teatro Mercadante, nell’ambito della programmazione del Campania teatro Festival 2024, Laguna Cafè, un testo di Giuseppe Affinito, per la regia di Benedetto Sicca, che vede in scena lo stesso Affinito insieme a Gianluca Merolli. La produzione è del Teatro di Napoli insieme alla Fondazione Campania dei Festival – CTF, in collaborazione con Casa del Contemporaneo.

Laguna Cafè è un non-luogo, una dimensione sospesa in cui si incontrano a distanza di dieci anni Giosuè e Andrea. Le loro vite sono andate avanti, i loro corpi non sono più quelli dei diciottenni che tanto si erano amati in passato ma sono segnati dal tempo, dalla disillusione, dal (pre)giudizio e dalla malinconia. Entrambi rappresentano queste emozioni da una prospettiva completamente diversa: mentre Giosuè (interpretato da Affinito) tenta con la sua estroversione di portare a galla quei sentimenti ormai sopiti che legavano i due protagonisti, Andrea (il personaggio di Merolli) è una persona chiusa, che fa difficoltà a farsi trascinare e a rivivere quei momenti con lo stesso entusiasmo di un passato che ormai non può più ritornare.

Ma la laguna è anche un luogo in cui giocare a immaginare di essere qualcosa di diverso da quello che si è diventato o di rivivere, anche per poche ore, un presente che possa essere verosimilmente felice, sebbene distante dalla realtà. La laguna è assenza di giudizio, libertà nel poter esprimere la propria felicità senza dover essere valutati sulla base di convenzioni o di etichette che danneggiano i sentimenti umani.

© ivan nocera per teatro di napoli

La pregevolezza drammaturgica di questo testo si associa ad una visione registica di Sicca in grado di risaltare l’assenza di luogo e di tempo e di esaltare la centralità dei sentimenti umani. In scena, si incontrano le anime dei personaggi, prima ancora che i corpi. La dimensione paludosa che evoca questo spazio lagunare riesce, nel contesto di questo spettacolo, a racchiudere un mistero forse impossibile da risolvere che lega Andrea e Giosuè. L’incontro tra i due personaggi non vuole ripercorrere una storia che poteva essere e non è stata, bensì evocare la tenerezza, un sentimento tanto importante quanto fragile che, nel testo di Affinito, lega a doppio filo le esistenze dei due protagonisti.

Si potrebbe dire che questo è uno spettacolo queer,  ma anche questo termine finirebbe per dare un’etichetta che non riesce a racchiudere l’insieme di sentimenti che questa eccellente rappresentazione regala allo spettatore in un’ora e venti di spettacolo. Il pubblico si commuove, abbraccia gli interpreti e sorride insieme ai personaggi in un viaggio senza luogo e senza tempo a cui ci invita questa delicata ma potentissima partitura teatrale di Affinito. Egli condivide con Merolli il merito di dare sfoggio di un’interpretazione raffinata e complementare tra i due protagonisti. La loro è una recitazione che riesce a creare erotismo, ricerca, passione ma anche e soprattutto tenerezza. Perché è qui che lo spettacolo vuole arrivare, colpire lo spettatore con un allestimento registicamente perfetto che racconta una storia interessante attraverso un caleidoscopio di emozioni, racchiuse nelle fotografie istantanee che Giosuè scatta ad Andrea durante il loro incontro in laguna.

Assistere a questo spettacolo non è soltanto l’occasione per applaudire quello che probabilmente si appresta a rappresentare uno degli allestimenti più interessanti tra le stagioni teatrali di quest’anno, ma anche per fare un “esercizio di tenerezza” attraverso una liberazione catartica di un sentimento che, alla fine di questo spettacolo, ci fa sentire più leggeri, forse più sognatori, ma che sicuramente ci fa uscire dalla sala meglio di come ci siamo entrati.

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