Recensioni

The Second Woman – Drammaturgia e regia di Anna Breckon Nat Randall

In scena per 24 ore consecutive al Teatro di Corte di Palazzo reale, dal 14 al 15 dicembre

Si chiude con The Second Woman la 17ª edizione del Campania Teatro Festival 2024, uno spettacolo di Anna Breckon e Nat Randall ispirato a Opening night, film di John Cassavetes del 1977 e che in questo allestimento portato in scena al Teatro di Corte di Palazzo reale di Napoli vede come protagonista Euridice Axen.

La trama è semplice: Virginia attende in casa l’arrivo di Marty, che si scusa per il suo comportamento del giorno prima e la invita a bere qualcosa, offrendole dei noodles comprati in un ristorante takeaway. Un breve confronto in cui lei ritiene di non sentirsi abbastanza e di non meritare il suo amore, poi un litigio, una musica alla radio che provoca un’ambigua danza tra i due personaggi, lei gli offre del danaro e invita Marty ad andarsene, che afferma di non averla mai amata. Su questo canovaccio nasce una drammaturgia che non si limita però a un’unica rappresentazione, bensì a una ripetizione di questo testo con i cento uomini che si susseguono in scena e la protagonista Virginia, che invece rimane sempre interpretata dalla Axen. In aggiunta, la creazione di questo esperimento teatrale prevede che i cento interpreti uomini non abbiano mai incontrato né provato prima con l’attrice, con cui reciteranno nei dieci minuti ad essi spettanti. Da ultimo, occorre specificare che solo pochissimi dei cento attori in scena sono professionisti, giacché molti dei quali sono stati selezionati proprio sulla base del requisito della loro completa estraneità alle scene.

Riassumere in un articolo la complessità che questo testo presenta sia dal punto di vista esecutivo che per quanto attiene alla sua esegesi non è certamente facile. Un plauso iniziale va certamente alla protagonista, Axen, che recita, improvvisa e resiste in palcoscenico per 24 ore consecutive, poiché questo spettacolo va in scena dalle 18 del 14 dicembre alle 18 del giorno successivo. La seconda grande difficoltà è quella di dover approcciarsi ogni quindici minuti con un interprete diverso, taluni con maggiori capacità teatrali e dunque in grado di facilitare il lavoro della Axen creando una complicità tra i due personaggi, talaltri con maggiore difficoltà ad esibirsi di fronte al pubblico, richiedendo alla protagonista una sinergia scenica che implica uno sforzo ancora maggiore per suscitare attenzione da parte dello spettatore. Complessità aggravata dall’elemento intrinseco di questa rappresentazione, ossia la ripetizione di un testo molto breve – a tratti anche con battute che si prestano poco a un’interpretazione o a una declinazione variegata da parte della protagonista – che presuppone la capacità dell’attrice di modulare il suo recitato in ragione del nuovo uomo che le si presenta davanti, delle (eventuali) variazioni sul testo che egli potrebbe apportare nonché della capacità di far divertire e riflettere attraverso le diverse interpretazioni che vogliono essere proposte al pubblico. La sfida è quella di prevedere un recitato in grado di analizzare da una prospettiva polisemica la psicologia di una protagonista che cambia il suo atteggiamento in ragione del nuovo uomo che si trova davanti.

The Second Woman, prima ancora di essere uno spettacolo teatrale, è un esperimento sociale che si focalizza sul concetto dell’incontro. Virginia cambia in funzione dell’uomo che ha davanti, così come Marty cambia poiché non è mai lo stesso uomo. Lei, nella speranza di incontrare ogni volta un uomo diverso, che possa magari decidere di rimanere in casa anziché abbandonarla. Lui, che invece è condannato da questa drammaturgia a entrare nella vita di Virginia, a scusarsi del suo atteggiamento salvo poi ribadirle la mancanza di amore nei confronti della donna e sparire nuovamente dalla sua vita.

Se il timore più grande di questa rappresentazione è quella di sfociare in una piattezza esecutiva che rischia di stancare lo spettatore, tale assunto viene chiaramente smentito dal fatto che ci troviamo di fronte a un’interprete, come la Axen, a cui spetta il difficilissimo compito di proporre ogni volta una rappresentazione diversa di questo incontro. Il risultato è un allestimento che, indipendentemente dalla quantità di tempo che il singolo spettatore decide di dedicare per osservare questo spettacolo, scorre rapidamente, poiché il pubblico prima capisce la struttura generale del testo a cui sta assistendo, poi è in grado di apprezzare (o, ovviamente, non apprezzare, visti i tanti interpreti in scena) le diverse esecuzioni che si susseguono durante le ventiquattr’ore.

Chi scrive deve evidentemente confessare che non ha assistito per l’intera giornata di spettacolo a questo esperimento teatrale, pur avendo avuto modo di apprezzare il linguaggio metateatrale di cui si compone l’esperimento scenico in questione. Quest’ultimo non si regge su un mero esercizio virtuosistico volto a vessare un’attrice per ventiquattro ore consecutive in scena, bensì valorizza il senso dell’incontro e delle relazioni umane, il concetto di un esperimento sociale che nella sua forma teatrale riesce a restituire una dimensione piena pur non volendo offrire delle risposte assolute allo spettatore, che esce dal teatro con delle risposte tanto diverse quanto lo sono le esecuzioni a cui ha assistito durante la sua permanenza in sala.

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1 pensiero su “The Second Woman – Drammaturgia e regia di Anna Breckon Nat Randall”

  1. Ho assistito allo spettacolo nel turno iniziato domenica 15 dicembre alle 14. Quello che ha maggiormente infastidito il pubblico è il fatto che le voci maschili non si sentivano e molti spettatori sono andati via per questo. Leggendo l’articolo ho capito che non erano professionisti, allora bisognava microfonarli. L’attrice era brava, ma, forse proprio perché doveva ogni volta adattarsi a chi si trovava di fronte, c’erano lunge pause come quelle degli sceneggiati di una volta. Sono rimasta seduta fino alla fine per rispetto e perché volevo vedere se ci sarebbe stato un colpo di scena alla fine. Esperimento sociale che così come è strutturato io non riesco a comprendere.

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