Recensioni

Don Felice Sciosciammocca creduto guaglione ‘e n’anno – di Antonio Petito, Regia di Roberto Capasso

Al Piccolo Bellini dal 7 al 19 gennaio

In Don Felice Sciosciammocca creduto guaglione ‘e n’anno, al Piccolo Bellini dal 7 al 19 gennaio, il regista Roberto Capasso riporta in vita la Commedia dell’arte, oggigiorno raramente rappresentata nella sua purezza, esplorandone l’evoluzione. Dalla recita a soggetto, puramente fisica e rocambolesca, al testo scritto e alla nascita della maschera borghese di Don Felice Sciosciammocca, interpretato dallo stesso regista.

Nei primi venti minuti di spettacolo, i personaggi si presentano al pubblico e al contempo imparano a conoscersi. Sperimentano la propria fisicità, i meccanismi dei movimenti, l’interazione tra loro e prima della parola arriva la musica: due canti viscerali dall’animo antico della tradizione partenopea. Il primo, appunto, viene anticipato da un forte dolore al ventre del personaggio interpretato da Miriam Della Corte che partorisce una dolce ninnananna; il secondo, carico di pathos ed eseguito da Valentina Martiniello, evoca l’addio e la difficoltà dell’uomo nell’accettare la fine.

Don Felice, seguito poi da Pulcinella (Nello Provenzano), emerge da un telo che sembra simboleggiare una nascita teatrale. Storicamente, la maschera di Don Felice sostituirà quella di Pulcinella nell’Italia unitaria, che inizierà adagio ma inesorabilmente a identificarsi più con il piccolo borghese che con la plebe lazzarona. Lo spettacolo si colloca in un periodo di transizione: il testo, scritto tra il 1860 e il 1876 da Antonio Petito, uno dei più acclamati interpreti di Pulcinella, riflette un’epoca in cui le due maschere coesistevano ancora. Capasso sceglie di raccontare questo primo incontro tra i due personaggi, regalando al pubblico una sensazione di sospensione tra ciò che il teatro era e ciò che sarebbe diventato.

La scenografia (Giorgia Lauro) e i costumi (Sara Portolano) sono eccentrici e in simbiosi con le bizzarrie dei personaggi: stracci, tulle, rivestimenti e stampe hanno vita propria ed è come se essi interagissero direttamente con gli attori e non viceversa.

Tutto è volutamente teatrale, ricco di ripetizioni, esagerato e inverosimile, come quando Pulcinella viene scambiato per un cane a causa di un cappello di lana con i paraorecchie. L’assoluta convinzione con cui i personaggi sostengono le loro verità provoca risate fragorose nel pubblico.

Tra una serie di comici equivoci e l’abile esercizio di stile degli attori, Don Felice Sciosciammocca creduto guaglione ‘e n’anno regala agli spettatori una spensieratezza dal sapore antico e una pagina di storia meravigliosamente raccontata.

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