We Love Enzo 2024 – Alle Officine San Carlo dal 11 al 12 gennaio
A un anno dalla morte di Enzo Moscato, la città di Napoli rende omaggio al maestro del teatro partenopeo riproponendo alcune delle sue opere più significative in numerosi teatri della città. L’iniziativa si inserisce nella terza edizione di We Love Enzo, a cura del produttore teatrale Claudio Affinito.
Ad inaugurare la rassegna l’11 e il 12 gennaio alle Officine San Carlo è Signurì Signurì, opera scritta da Moscato nel 1982 e ispirata al romanzo La pelle di Curzio Malaparte del 1949.
Luca Trezza e Cristina Donadio firmano la regia dello spettacolo, con la la stessa Donadio che sale sul palco ed apre al pubblico le porte dello Shanandoah Bar: un bordello in cui si confondono gli uomini con le donne, i vecchi con i giovani e viceversa, un luogo sovraffollato dove il tempo e lo spazio non seguono le leggi della natura, ma si modellano sui desideri degli avventori, talvolta annullandosi, proprio come le prostitute che lo animano senza sosta.
Sigurì Sigurì è ambientato nel 1943, quando gli americani arrivano a Napoli per liberarla ma si trovano di fronte a una città che si era già liberata da sola, mossa dalla disperazione e da un forte orgoglio. Questo orgoglio, tra la miseria e il degrado lasciato dalla guerra, ha assunto una nuova e peculiare forma.
A causa della fame opprimente, prostituirsi per sopravvivere diventa un gesto d’onore per la comunità: è l’inizio di una “peste morale” (riprendendo le stesse parole di Moscato), dalla quale nemmeno il divino è esente.
In scena, il popolo inveisce contro la madonna, chiedendo che scenda tra la povera gente e la statua dell’Immacolata (Sara Guardascione ) prende vita, condividendo il dolore dei napoletani, parlando la loro stessa lingua e raccontando la storia di una terra da sempre usurpata.
“Il 1943 come il 1982” recitano i due narratori, Adriano Falivene e Alessio Sica, denunciando come certe realtà non muoiano mai, ma piuttosto vengano emarginate e nascoste con ipocrisia tra le pieghe dei quartieri più bui e poveri delle metropoli. Luoghi in cui si dissolvono i confini tra morale e necessità.
Canti d’amore come Bésame Mucho e brani folcloristici dialettali, rielaborati da Angelo Cioffi, accompagnano l’erotismo delle prostitute e, allo stesso tempo, offrono loro un momento di sollievo. Nella musica, la carne di queste donne ritrova un valore che sembra svanire ogni giorno, consumato dalle centinaia di clienti che incontrano.
La scenografia e i costumi sono stati realizzati dai partecipanti dei laboratori di Officina di Scenografia e Officina di Sartoria Teatrale Circolare, rispettivamente sotto la guida di Anna Nasone e Giusi Giustino.
Signurì Signurì tra poetica e politica rivela una ferita aperta e sanguinante che prende i nomi di guerra, povertà e sopraffazione, disegnando un affresco di umanità che si contorce sotto il peso della disperazione e della lotta per la sopravvivenza.
La rappresentazione, curata da Cristina Donadio e Luca Trezza, mette in luce la straordinaria resilienza del popolo partenopeo, rivelando come, anche oppressi dalle circostanze, i napoletani siano mossi da un orgoglio profondo e da una forza travolgente che scaturisce da un’energia vitale incontenibile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

1 pensiero su “Signurì Signurì – di Enzo Moscato, regia di Cristina Donadio e Luca Trezza”