Recensioni

I parenti terribili – di Jean Cocteau, regia di Filippo Dini, traduzione di Monica Capuani

Al Teatro Bellini dal 25 gennaio al 2 febbraio

Jean Cocteau è stato un artista francese poliedrico, i cui lavori hanno spaziato dall’arte pittorica a quella poetica fino alla recitazione. Nel 1938 concluse la stesura de I parenti terribili, un’opera teatrale che si distingue dai suoi lavori precedenti per la chiara dimensione di concretezza e realismo, in contrasto con la sua consueta predilezione per il teatro astratto e l’arte surrealista.

Questo testo, apparentemente tradizionale per la linearità della trama e la familiarità dei personaggi, in realtà materializza le paure e le psicosi che si sviluppano in un ambiente familiare malsano. Sebbene l’infanzia di Cocteau sembri essere stata serena, l’impietosa critica che l’autore muove al sistema familiare suggerisce che nessuna parentela possa essere immune da ipocrisie e ambiguità. Astutamente, dunque, attraverso il dramma borghese Cocteau racconta la lenta ma necessaria decostruzione della stessa famiglia borgese, aprendo la strada a una speranza di rinascita.

Filippo Dini, regista avvezzo a trattare di storie familiari – come ha raccontato  in un’intervista per questo giornale – riporta in scena I parenti terribili, utilizzando una nuova traduzione curata da Monica Capuani nel 2024. Attualizzando il linguaggio mira a rendere l’opera più accessibile al pubblico contemporaneo, senza comprometterne l’impatto emotivo e intellettuale.

La scena si sviluppa tra le case di due donne: la prima appartiene a Yvonne (Mariangela Granelli), che vive con il marito Georges (Filippo Dini), la sorella Léonie (Milvia Marigliano) e il figlio Michel (Cosimo Grilli), per il quale nutre un amore ossessivo. La seconda è quella di Madeleine (Giulia Briata), una giovane donna che suo malgrado cadrà vittima di giochi emotivi e manipolazioni della famiglia. La casa di Yvonne è descritta come un luogo caotico e alienato dal mondo esterno, mentre quella di Madeleine, pur essendo ordinata e apparentemente sincera, rivela la sua vulnerabilità nel momento in cui il sentimento d’amore si trasforma in una trappola.

Ogni personaggio è incompleto e dipendente dagli altri, pur essendo fermamente convinto di sapere cosa sia meglio per chi ama. La loro incapacità di accettare il distacco o di elaborare il lutto non permette loro di maturare e affermarsi come individui e crea un ambiente opprimente, dove le buone intenzioni si trasformano in catene emotive. Superficialmente, Yvonne può apparire come l’unica responsabile dell’autodistruzione della famiglia, ma è il sistema stesso a rivelarsi la vera causa: un sistema che rende Georges un padre inadeguato, Michel privo di autonomia e Léonie incostante, continuamente alla ricerca di un nuovo agnello sacrificale in nome di un’illusione di bene superiore.

La regia di Filippo Dini sottolinea l’ambiguità e la morbosità del contesto familiare sin dalla prima scena, che si discosta dal testo originale con un tocco onirico e inquietante. Yvonne appare deformata allo specchio, circondata da figure orrorifiche che simboleggiano la sua angoscia: corde insanguinate e mani nere e aguzze che la opprimono. Questo elemento è l’unico richiamo diretto all’amore di Cocteau per l’arte astratta ed evocativa, e consente allo spettatore di visualizzare il peso psicologico che grava sulla donna.

L’inferno è lastricato di buone intenzioni, e così anche i personaggi di questa storia agiscono convinti di essere nel giusto. Tuttavia, la loro cecità rispetto al mondo esterno li conduce spesso al ridicolo, provocando ilarità nel pubblico. Questo equilibrio tra dramma e ironia è uno degli elementi più riusciti della produzione, capace di amplificare il senso di tragedia imminente.

Il successo che lo spettacolo sta riscontrando al Teatro Bellini, dove sarà in scena fino al 2 febbraio, è in gran parte dovuto alla straordinaria recitazione degli attori, abili nel dare vita a personaggi sfaccettati e complessi. Il ritmo serrato delle battute, unito alla chiarezza delle intenzioni sceniche, rende ogni dinamica di questo allestimento credibile e coinvolgente. L’opera colpisce dritta all’inconscio, lasciando lo spettatore con una sensazione di disagio e di riflessione amara.

I parenti terribili è in scena al Teatro Bellini dal 25 gennaio al 2 febbraio, in coproduzione con il Teatro Nazionale, il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, la Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini e il Teatro Stabile Bolzano.

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