Alla Sala Assoli dal 28 febbraio al 2 marzo
In Rubedo, Giuseppe Affinito porta in scena una trasformazione profonda, ispirata al simbolismo alchemico. Il titolo stesso richiama l’ultima fase della trasmutazione, quella in cui materia e spirito si fondono in una nuova essenza.
Protagonista dello spettacolo è un giovane adulto che si mette a nudo e raccontando di sé impara ad accettarsi e ad amarsi. Una ricerca intima e universale nel desiderio di affermarsi e il bisogno di lasciarsi accadere.
Affinito trasforma il proprio corpo in un veicolo di fragilità consapevole, dove i gesti e gli sguardi esplorano incessantemente il limite tra controllo e abbandono. Questa lotta interiore si riflette nelle luci di Enrico de Capoa e Simone Picardi, che segnano il cammino attraverso le fasi alchemiche della Nigredo, dell’Albedo e della Rubedo. Tuttavia, l’ordine delle ultime due fasi è volutamente invertito, con l’intento di offrire al pubblico un finale aperto, colmo di possibilità, come la luce di un’alba che sorge su un percorso di trasformazione, alla ricerca del proprio essere.
Il monologo si svolge in un’atmosfera sospesa, in quella che appare come una cantina della memoria e delle esperienze, uno spazio custodito gelosamente nell’intimo di ogni Uomo. In questa stanza scocca la scintilla che avvia il processo alchemico, un momento di iniziazione che prende vita grazie alla musica, capace per sua natura di evocare emozioni profonde e travolgenti.
I brani, curati da Teresa di Monaco, spaziano dagli anni ’60 ai primi decenni del 2000 e trasmettono un senso di nostalgia ed erotismo. Affinito suddivide il monologo in movimenti, segnandoli su specchi vintage con un pennarello, e la mente dello spettatore vola immediatamente alle strutture dei movimenti classici, tanto è forte e viscerale la connessione tra la musica e il lirismo del testo.
La produzione, affidata a Casa del Contemporaneo, si avvale di una messa in scena che fonde estetica e contenuto, facendo di Rubedo un’opera che non solo incanta, ma invita alla scoperta e alla continua rielaborazione del proprio essere. Il riconoscimento ottenuto con il Premio Serra – Campi Flegrei 2023 conferma la qualità e l’originalità di un progetto che, attraverso il suo linguaggio teatrale, sfida il pubblico a confrontarsi con le proprie profondità emotive ed esistenziali.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
