Al Teatro Sannazaro dal 15 al 16 aprile
Un’amicizia viscerale lega Adolf (Vincenzo Coppola) e August (Francesco Barra), due ventenni austriaci che dalla provincia si trasferiscono a Vienna per coltivare le loro passioni: il primo sogna l’Accademia delle Belle Arti, il secondo ambisce al Conservatorio. August viene ammesso, Adolf no. Può bastare questo singolo rifiuto ad avvelenare lo spirito del giovane fino a renderlo lo spietato dittatore Adolf Hitler? Oppure è l’effetto combinato di amori soffocati ed inespressi, povertà, senso di inadeguatezza, gelosie e sogni incommensurabili?
Adolf prima di Hitler porta in superficie tutto questo: non per assolvere, ma per indagare l’humanitas di uno degli uomini più controversi della Storia.
La drammaturgia di Antonio Mocciola evita ogni tentazione pietistica o consolatoria; l’approccio è lucido, quasi clinico, volto a esplorare le pieghe più intime e contraddittorie della psiche di Hitler nei suoi anni giovanili.
Lo spettacolo è liberamente ispirato a Il giovane Hitler che conobbi di August Kubizek (edito in Italia per Gingko Edizioni nel 2016 ), amico intimo e compagno di stanza di Adolf nei suoi anni viennesi. I due giovani condividevano un modesto appartamento in affitto: piccolo, umido e fatiscente, specchio delle loro aspirazioni sospese e del clima politico e sociale in cui si muovevano.
Il punto di vista preponderante nella storia è, dunque, quello di August, ma a fare da contrappunto al suo sguardo affascinato e spesso bonariamente ingenuo è la presenza della padrona di casa, la signora Zakreys (Chiara Cavalieri). Più adulta e consapevole, osserva ciò che accade con occhio vigile, cogliendo sfumature che sfuggono ai due ragazzi. È lei l’unica a nominare apertamente illegame amoroso che li unisce, ed è sempre lei la sola a rompere la linearità della narrazione: in un toccante salto temporale, si racconta anziana, sopraffatta dal rimorso per non aver intuito ciò che stava germogliando in quell’anima inquieta, per non aver fatto nulla per impedirlo.
La regia di Diego Sommaripa evoca con delicatezza e forza visiva l’universo artistico dei protagonisti: le musiche (Gianluigi Capasso) composte dal giovane August danno corpo ai desideri taciuti, mentre sulla scena pochi elementi essenziali, tre cornici, due sgabelli e un ammasso di scarpe sul proscenio, diventano simboli evocativi di memoria e colpa. I tre attori sono la tela su cui il racconto si dipana e il disegno luci agisce come una pittura emotiva, illuminando le ombre e le possibilità mai realizzate.
Con Adolf prima di Hitler, Diego Sommaripa porta in scena un’opera profondamente romantica, nel senso più autentico del termine. Esalta la tensione tra individuo e società, il desiderio di libertà e di affermazione, l’attrazione per il mistero e la struggente ricerca di una pace interiore mai raggiunta che he sfoceranno in un’esasperata ambizione e in un desiderio ossessivo di lasciare il segno nella storia.
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