Debutto nazionale alla Sala Assoli-Moscato dall’8 all’11 maggio
Il topolino Crick, scritto da Francesco Silvestri e Melina Formicola, rielabora con sensibilità la storia di Charlie Gordon e del topo Algernon, trasponendola nella figura di Antonio Cafiero, operaio con disabilità cognitiva in una fabbrica di scarpe, e nel topolino Crick, suo compagno d’esperimenti. Antonio accetta di partecipare a una sperimentazione clinica che promette di moltiplicare le sue capacità intellettive, spinto dal desiderio di sentirsi uguale agli altri. Il risultato è una parabola toccante e distopica, che interroga il senso del progresso e mostra come, nel tentativo di superare i limiti umani, si rischi di smarrire proprio ciò che ci rende umani: la fragilità, l’errore, lo stupore.
Partendo da questi presupposti, Casa del Contemporaneo porta in scena uno spettacolo alla Sala Assoli-Moscato, con la regia di Rosario Sparno. In scena, gli attori Luca Iervolino e Francesco Roccasecca, accompagnati dalle musiche di Massimo Cordovani, dai costumi di Alessandra Gaudioso, dalle scenografie di Fabrizio Comparone e dal disegno luci di Simone Picardi.
L’allestimento si presenta essenziale, concentrandosi sull’esperimento psicofisico condotto sul paziente Cafiero. L’evoluzione neuro-cognitiva dell’uomo viene osservata in parallelo a quella del topolino, attraverso prove di comprensione concettuale e acquisizione linguistica, che si fanno via via più articolate nelle fasi avanzate del trattamento. Ne emerge un racconto distopico, in cui l’esperimento si rivela una forzatura scientifica, capace solo di illudere il paziente circa un reale miglioramento delle proprie condizioni.
Se nelle prime fasi si assiste a un apparente progresso, ben presto affiorano le fragilità del protocollo sperimentale, il cui effetto si rivela instabile e transitorio, fino a provocare una regressione verso l’incapacità di movimento e di parola. In questo processo si distingue la prova attoriale di Luca Iervolino, capace di attraversare con rigore le diverse fasi del personaggio: dalla confusione iniziale, al temporaneo risveglio cognitivo, fino alla lenta ricaduta nella condizione di partenza, segnata dalla consapevolezza dolorosa del fallimento dell’esperimento.
La distopia messa in scena rimanda a una visione amara del presente, in cui l’intelligenza appare sempre più dominata dall’automazione del pensiero, anche per effetto dell’uso crescente dell’intelligenza artificiale. Questa, lungi dal potenziare realmente la capacità critica, finisce spesso per illudere l’utente di disporre di risorse illimitate, oscurando però la consapevolezza del rischio che tali tecnologie pongono alla coesistenza equilibrata tra intelligenza umana e artificiale.
CRICK – Atto unico in serie resoconti è uno spettacolo sapientemente costruito, che attraverso un impianto drammaturgico solido restituisce al pubblico una visione compiuta del percorso di ascesa e caduta del protagonista. La regia di Rosario Sparno si distingue per rigore e misura, evitando ogni eccesso emotivo e lasciando spazio all’evoluzione interiore del personaggio. L’impianto scenico, essenziale ma calibrato, amplifica il senso di isolamento e sperimentazione, rafforzando l’atmosfera distopica dell’intera narrazione. Uno spettacolo che colpisce per precisione e intensità, lasciando dietro di sé una domanda sospesa sul prezzo della conoscenza.
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