Dal 20 al 25 maggio al Piccolo Bellini
Quando si parla di un funerale, viene spontaneo pensare alla mestizia e allo svolgimento di un rito che richiede particolare compostezza, caratterizzato da un atteggiamento dei presenti in cui aleggia un sentimento di dispiacere, unito al senso di vuoto per la perdita della persona scomparsa. Ma cosa succede se si decide di ribaltare questa convenzione sociale e di portare in scena un funerale a teatro, accogliendo il pubblico e invitandolo a riflettere sulla morte in una chiave evidentemente diversa rispetto alla logica precostituita? È possibile parlare di morte senza adottare un tono strettamente rispettoso, ma anzi affrontarla con ironia, portando in scena contraddizioni e dando voce a pensieri latenti che normalmente rimangono inascoltati durante questo rito?
È proprio ciò che accade con Funerale all’italiana, in scena al Piccolo Bellini fino al 25 maggio. Scritto da Benedetta Parisi e Alice Sinigaglia (che firma anche la regia), per una produzione SCARTI – Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, TPE – Teatro Piemonte Europa e Festival delle Colline Torinesi, lo spettacolo non si limita a proporre una visione dissacrante delle dinamiche della morte e del funerale, ma conduce il pubblico in un itinerario narrativo alternativo e profondamente umano, capace di interrogarsi – anche con leggerezza – su un tema universale e inevitabile.
In scena, Benedetta Parisi intreccia riflessioni personali e racconti di vita che, partendo dalla perdita della propria nonna, si ampliano fino a toccare il valore della vita e degli affetti, la capacità di innamorarsi e di condividere con un’altra persona il tempo che resta. Lo fa con umorismo ed eleganza, offrendo una rappresentazione della morte che, paradossalmente, esalta la vita. La scena, essenziale, è dominata da un solo scanno, che richiama il pulpito da cui il sacerdote pronuncia l’omelia durante un funerale. Questo oggetto diventa elemento centrale della narrazione: uno spazio simbolico in cui Parisi dialoga con il pubblico, coinvolgendolo direttamente nelle dinamiche della rappresentazione. Il percorso artistico culmina in un commovente ballo, evocazione della fragilità fisica dei suoi nonni che, nella memoria dell’artista, continuano a danzare il loro swing d’amore anche oltre la vita.
L’allestimento è essenziale, volto a valorizzare la fisicità dell’attrice in scena e a restituire centralità alla parola e al movimento. Lo spettacolo, della durata di circa 50 minuti, si caratterizza per una struttura breve che, da un lato, consente allo spettatore di concentrarsi con intensità sulle tematiche affrontate — intime, complesse, delicate — e, dall’altro, lascia emergere un senso di incompiutezza. Una sensazione, questa, che non risulta necessariamente negativa, ma che potrebbe suggerire un potenziale ulteriore sviluppo della partitura scenica. Alcuni passaggi — frasi isolate, voci fuori campo — sembrano aprire spiragli di approfondimento che potrebbero arricchire ulteriormente l’esperienza dello spettatore, una volta superata la barriera iniziale e accettata l’idea di prendere parte attiva a un’interazione teatrale incentrata sul tema della morte.
Funerale all’italiana è uno spettacolo che, con una cifra stilistica inedita, riflette sulla morte attraverso un’interazione intensa e coinvolgente con lo spettatore, capace di rompere la quarta parete e instaurare un legame diretto. Smontando la sacralità propria del rito funebre, lo spettacolo costruisce — per contrasto — un autentico inno all’amore e alla vita.
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