Recensioni

Al caffè dei Belzebù – Teatro Sociale rivolto a persone detenute in Alta Sicurezza

Alla Casa Circondariale di Napoli Secondigliano il 28 e 29 maggio

La Nuova Comune è un’associazione culturale che si dedica a produzioni teatrali e cinematografiche con l’obiettivo di promuovere il benessere psicosociale, in particolare tra individui spesso ai margini della società. Tra i suoi progetti, si annoverano laboratori teatrali rivolti a persone detenute nella Casa Circondariale di Secondigliano, ospiti di comunità di riabilitazione da dipendenze e donne accolte o ex ospiti di Case di accoglienza per vittime di violenza domestica.

La missione dell’associazione è restituire tramite laboratori attoriali una maggiore coscienza del proprio ruolo nella collettività, rielaborando in modo sano l’idea che si ha di sé e delle proprie potenzialità.

Al Caffè dei Belzebù nasce da un laboratorio de La Nuova Comune intitolato Sotto il segno di Caino, che propone una rilettura della parabola sacra da una prospettiva inedita: il segno posto da Dio su Caino non è una condanna, ma una protezione che offre una possibilità di riscatto. In scena, attori professionisti e detenuti della Casa Circondariale di Secondigliano si intrecciano, mentre questi ultimi hanno scelto di chiamare la loro compagnia I Nonvolevanoscendere, un nome ironico e giocoso che riflette il successo del laboratorio nel promuovere creatività e coesione.

Lo spettacolo è andato in scena il 28 maggio per gli altri detenuti e il 29 per le famiglie degli attori e ospiti esterni: due serate di teatro come ponte tra dentro e fuori.

L’atmosfera è onirica e fatiscente. Gli attori indossano abiti d’epoca, sul palco grandi orologi di cartone e il trucco degli attori è smunto: tutti simboli che richiamano il peso di un tempo che sembra beffarsi di loro. Le azioni si ripetono ciclicamente Al Caffè dei Belzebù, dove ogni anno, il 31 dicembre, si festeggia un Capodanno che non porta rinnovamento, ma un perpetuo ritorno, espressione di una condizione esistenziale sospesa tra colpa e redenzione.

Nonostante il respiro noir, in questo Caffè si balla, si scherza e ci si sostiene. Chi lo frequenta è legato da una solitudine toccante, eppure condividerla, anche solo per la durata di una battuta o di un brindisi fuori tempo massimo, diventa un balsamo che lenisce le ferite.

Così il teatro può ancora adempiere alla sua funzione catartica.

Non per offrire risposte, ma per porre domande più profonde, per attraversare insieme le crepe e farne linguaggio. La Nuova Comune prosegue il suo percorso trasformando i margini in palcoscenico e restituendo presenza a chi troppo spesso è ridotto a silenzio.

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