Campania Teatro Festival 2025 – Al Teatro Nuovo di Napoli il 16 giugno
Quanto è importante la protezione dei dati e, d’altro canto, in che misura la pubblicazione su vasta scala di informazioni può effettivamente garantire un processo democratico e un libero accesso alla conoscenza, senza tuttavia rischiare di compromettere la privacy o di divulgare informazioni che dovrebbero restare riservate? E soprattutto, quali possono essere le conseguenze per un soggetto che, nel coraggioso tentativo di rendere pubblici tali dati, rischia di destabilizzare il rapporto istituzionale tra Stato e cittadini — un rapporto che, talvolta, si fonda anche su un sistema di sicurezza pubblica che richiede la segretezza di determinate informazioni?
Tali domande non sono mere congetture, ma interrogativi resi concreti dalla vicenda di un ex tecnico della CIA che, dopo Julian Assange, decise di divulgare sul web il sistema di sorveglianza di massa adottato dall’agenzia di sicurezza americana, finalizzato a un controllo generalizzato e alla profilazione individuale della popolazione. Su questi presupposti, Mike Bartlett costruisce la drammaturgia teatrale dal titolo Wild – Chi ricorda Edward Snowden? liberamente ispirata a fatti reali. Protagonista non è Snowden, ma Andrew, un rifugiato politico costretto a rifugiarsi a Mosca, in quella che appare — solo apparentemente — come una sinistra stanza d’albergo.
Ad Andrew fanno visita una donna e un uomo che non rivelano mai la loro identità. Il pubblico, infatti, fino alla fine della pièce, non riesce a comprendere per chi lavorino né quale sia l’interesse che li spinge a negoziare una forma di accordo con il protagonista. Ne deriva una trama particolarmente avvincente, in cui si innesca un gioco delle parti: la donna e l’uomo — rispettivamente interpretati da Marta Belloni ed Enrico Pittaluga — riescono progressivamente a manipolare il pensiero di Andrew, impersonato da Michele Correra. Ne scaturisce un interessante esperimento teatrale che mette in luce la dimensione kafkiana nella quale il protagonista è costretto a vivere, anche grazie a un efficace abbattimento della quarta parete previsto dalla regia di Bruno Fornasari, che enfatizza la dimensione surreale e metateatrale dell’intera vicenda.
Sul piano interpretativo, convince pienamente la prova attoriale di Correra. Quanto a Belloni e Pittaluga, i due riescono ad alternare con efficacia momenti di mistero a registri più leggeri. Va tuttavia rilevata la marcata inflessione meneghina di entrambi, che risulta parzialmente dissonante rispetto al clima di ambiguità e alla dimensione asfittica e sospesa che dovrebbe caratterizzare lo spazio scenico, concepito come luogo neutro e indefinito.
Erika Carretta firma scene e costumi, mentre le luci sono curate da Fabrizio Visconti. Insieme alla regia di Bruno Fornasari, l’allestimento scenico risulta coerente con la dimensione sospesa tra finzione e realtà in cui si muove Andrew. Lo spettatore è così condotto a interrogarsi su ciò che sia effettivamente reale e su ciò che, invece, rappresenta solo simbolicamente lo spazio scenico, il quale finisce per rivelare un altrove: una dimensione metafisica, diversa da quella che inizialmente si potrebbe immaginare.
Wild – Chi ha paura di Edward Snowden? è una rappresentazione capace di far riflettere sul ruolo delle tecnologie e sul loro impatto sui diritti umani. La vicenda si presta efficacemente alla trasposizione teatrale, grazie al nesso tra l’evento realmente accaduto e la dimensione sospesa in cui il protagonista si è trovato a vivere per lungo tempo, nell’attesa che si facesse chiarezza sulle conseguenze di tale rivelazione, tanto a livello statunitense quanto su scala globale. Wild ci ricorda che la verità, quando svelata, può diventare essa stessa una minaccia: non per ciò che rivela, ma per l’ordine che mette in discussione.
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