CTF 2025 – Al Teatro Trianon Viviani il 17 giugno
Il sommo filosofo Giordano Bruno trascorse gli ultimi sette anni della sua vita tra le maglie della Santa Inquisizione. Furono anni di carcere, durante i quali le accuse a suo carico vennero formulate, affinate e infine consolidate. In quel periodo, al Nolano furono offerti più volte accordi e possibilità di abiura delle sue tesi, in cambio avrebbe avuta salva la vita ma con il vincolo del perpetuum silentium (ossia il divieto di pubblicare nuovi testi).
Bruno, animato da un’insaziabile ricerca della verità, rifiutò ogni compromesso.
La sentenza, com’è noto, fu il rogo. Ciò che è meno conosciuto, tuttavia, sono i giochi di potere nei quali Bruno si trovò coinvolto, suo malgrado. La sua vita e la sua morte avevano cessato di essere una questione personale: erano ormai diventate un affare di Stato.
In Le ultime ore prima dell’esecuzione di Giordano Bruno, il regista e autore Stefano Reali restituisce l’uomo dietro il filosofo, esplorando il conflitto interiore che si cela oltre il rigore del suo idealismo. “Sì, ho paura. Non c’è giorno, in questi sette anni, in cui non abbia immaginato il fuoco che mi mangia la carne”, recita Giuseppe Zeno, che dà corpo e anima al pensiero e alla tormentata umanità del Nolano.
Lo spettacolo è ambientato nella cella di Bruno: una croce di legno sullo sfondo evoca le torture subite, al centro del palco un lungo tavolo e tre imponenti leggii, anch’essi lignei, lì presenti per esigenze tecniche, ma che si integrano perfettamente nella scena grazie alla loro manifattura sobria e austera.
Come da consuetudine, durante le ultime ore prima dell’esecuzione, Suor Elide (Giulia Ricciardi) si prende cura del condannato: lo rade, lo veste, lo prepara alla pubblica apparizione della sentenza. Una visita inattesa, però, potrebbe cambiare le carte in tavola e stravolgere il corso degli eventi. Il cardinale Bellarmino (Stefano Messina), avvolto nel segreto della notte, si presenta con un’ultima offerta: una possibilità in extremis per salvargli la vita.
Non a caso chi scrive questa recensione ha richiamato il gioco d’azzardo. Il tema del rischio, infatti, attraversa apertamente lo spettacolo. Il testo riesce a mantenere viva la tensione, tra bluff, ambiguità e silenzi carichi di significato che emergono con crescente intensità. Mentre Giordano Bruno si batte per la verità, anche lo spettatore si ritrova a indagare con lui e, man mano che la narrazione procede, le certezze si sgretolano, lasciando il posto a domande cruciali: cos’è la vera salvezza? Dov’è la giustizia? Per cosa vale davvero combattere?
Anche gli ideali più saldi, messi alla prova dalla scena, vacillano. Lo spettacolo non offre risposte semplici, ma apre con intelligenza un confronto profondo e spiazzante.
Il testo è dunque un giallo raffinato, ironico, a tratti beffardo proprio come il destino che toccò a Bruno. Giuseppe Zeno trasmette con forza l’amore smisurato del filosofo per le sue idee, la dedizione agli studi, e quella fede che, sebbene imputata come eretica, era sincera e predominante. Con maestria, Zeno alterna registri espressivi: da incantato a disilluso, da fiero a timoroso e giostra abilmente il suo accento campano, fino a imitare con vivacità quello veneto del compagno di cella.
Stefano Messina dà corpo a un cardinale che, pur dichiarandosi umile servitore della Chiesa, rivela lentamente le incrinature di un uomo combattuto, sospeso tra fede, strategia e compassione. La sua interpretazione è solida, autorevole senza mai sfociare nell’enfasi, e proprio nell’ironia controllata risiede gran parte del suo carisma scenico.
Giulia Ricciardi interpreta un personaggio meno avvezzo a far filosofia e più materiale rispetto ai due uomini, ma non per questo meno profondo. La sua speranza che Bruno possa salvarsi è toccante e genuina. Dietro l’apparente semplicità si rivela una figura femminile complessa, custode di un’empatia che resiste anche alla condanna.
I due umili emissari della Chiesa restituiscono al pubblico un’umanità che supera il ruolo istituzionale e getta nuova luce sul dramma che si consuma tra quelle mura.
Le ultime ore prima dell’esecuzione di Giordano Bruno è prodotto da L’isola ritrovata ed ha debuttato al Campania Teatro Festival il 17 giugno.
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