CTF 2025 – Al Teatro Mercadante il 20 giugno
Secondo Lei suggerisce fin dal titolo che la vicenda raccontata è filtrata dallo sguardo di una “Lei”: è la sua versione che viene narrata, le sue sensazioni, i suoi dubbi, i suoi tentativi di dare un senso, secondo lei, a un amore traballante. Sin dall’inizio, però, il racconto si apre anche all’universo dell’maschio perché la storia che Caterina Guzzanti porta in scena è un doloroso gioco a due, in cui i silenzi e i disturbi di uno ribaltano l’equilibrio tra loro.
La scena iniziale ci restituisce una Caterina Guzzanti vivace, sui tacchi, avvolta in un abito rosso acceso, immersa in una serata con gli amici. È qui che, con ironia disarmante, rivela al pubblico un aspetto del suo carattere che ritornerà anche nella sua relazione: la “sindrome del cane pastore”, ovvero il bisogno quasi compulsivo di organizzare, gestire, tenere insieme il gruppo. Nel corso di quella serata, mentre sistema tavoli e sedie, incontra lui, interpretato da Federico Vigorito. Nasce una relazione apparentemente luminosa, ma dietro ogni gesto e risata, si annida una tensione latente.
La drammaturgia si muove con delicatezza tra ironia e tragedia quotidiana, esplorando il tabù dell’impotenza maschile. Non è un semplice blocco fisico, ma un sintomo di una crisi di ruolo e di comunicazione. Lui si rintana in sé stesso, non chiede aiuto, mentre lei resta in sospeso tra attesa, auto-colpevolizzazione e desiderio di intimità.
La scenografia di Eleonora De Leo, dominata da una pedana con botole, simboleggia gli abissi interiori in cui lei sembra sprofondare. Tutto funziona come metafora di una relazione che cede sotto il peso dell’incomprensione, mentre il flusso dei pensieri femminili scorre, tra siparietti comici e slanci poetici “la notte vengo esclusa dal respiro del mondo”. La tensione cresce, non tanto per un conflitto verbale, ma per l’assenza di contatto.
Guzzanti e Vigorito lavorano in sintonia. Lui ritrae un uomo immobilizzato, vittima della propria fragilità, lei porta in scena una donna capace di ironia tagliente ma anche di grande umanità. La loro relazione diventa terreno di riflessione sulla costruzione dei ruoli di genere. Come reagisce una donna quando il suo partner non è “in grado” o quando sembra rifiutarla? Tutte le possibili risposte vengono indagate durante lo spettacolo.
La messinscena funziona proprio grazie alla tensione continua tra leggerezza e profondità. I due attori restituiscono con autenticità il campo di battaglia silenzioso dell’intimità di coppia. Lei non vuole annullarsi, ma non sa come reagire a una presenza che si fa sempre più assente; lui vorrebbe forse esserci, ma non trova le parole, né la forza. Ne risulta il ritratto toccante di una relazione che forse non è mai davvero cominciata, nonostante la volontà di amarsi.
Secondo lei è una tragicommedia intima e attuale che parla di impotenza, ma anche di potere della parola e dell’assenza di essa, del peso delle aspettative culturali e personali sui ruoli di coppia. Lo spettacolo si chiude senza facili soluzioni, lasciando lo spettatore tra il sorriso e il groppo in gola, con un senso di empatia e di riconoscimento personale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
