CTF 2025, CINEMA a cura di Roberto D’Avascio – al Teatro di Corte del Palazzo Reale il 1° luglio
Io ti conosco, scritto e diretto da Laura Angiulli, è un film concettuale e antinaturalistico, dove il linguaggio teatrale — più che cinematografico — struttura una narrazione rarefatta eppure concreta. La fotografia di Cesare Accetta adotta toni desaturati e freddi, ricorrendo a scale di grigi e sfumature seppiate, che creano un effetto visivo sospeso tra distacco emotivo e memoria alterata. Questo film si nutre di silenzi: lì si insinuano le paranoie della protagonista Nina (Sara Drago) e, nell’incapacità di verbalizzarle, esse si amplificano fino alla paralisi. I dialoghi, rari e quasi sempre interrogativi, si dissolvono in una dimensione interiore dove non esiste consolazione, né fuga. Nina, attraversata da visioni perturbanti e da una sensibilità acuta verso la violenza in cui s’imbatte sia dentro e che fuori di sé, vive un’esistenza fatta di spazi vuoti: passeggia da sola nella Napoli notturna, si perde nella quiete sospesa delle mostre e dell’ipnotico acquario cittadino, lavora al montaggio di un film — tutte attività in cui la parola è assente, e la solitudine è totale.
La narrazione si svolge su più livelli: Nina è sposata con Giulio (Ludovico Fededegni), un biologo marino in procinto di partire per un incarico che lo terrà lontano a lungo. Parallelamente, è impegnata nel montaggio di un film che racconta una storia di coppia segnata da una violenza esplicita, in cui sin dalle prime scene si intuisce che ci sarà una morte. Le due trame si intrecciano nell’ossessione di Nina per un preciso momento dell’editing, quando riporta il filmato al fotogramma precedente allo sparo: non per evitarlo, ma per congelarlo, attratta da un desiderio di annientamento sospeso tra una vita che non consola e una morte che non libera.
La regia lascia aperta questa tensione, invitando lo spettatore a riflettere se quell’ossessione sia il segnale di ricordi sepolti che riaffiorano o l’anticipazione inquieta di un destino ancora da compiersi.
Il film richiama il cinema d’essai, sia nella forma visiva che nel ritmo contemplativo. I flashback sfocati, in cui appaiono solo frammenti di un corpo femminile senza vita, accrescono l’ambiguità e la tensione percettiva. Le visioni di una Napoli che brucia e si sgretola segnano il crollo di ogni certezza, mentre i silenzi obbligano lo spettatore a riempire gli spazi con le proprie inquietudini. Il lavoro corporeo degli attori è centrale: Sara Drago e Ludovico Fededegni costruiscono la loro relazione attraverso il corpo, passando da una tenerezza iniziale a un distacco dolorosamente erotico, in cui l’addio è l’estrema manifestazione di una lacerazione affettiva profonda.
Il vero protagonista del film è, però, il mare. L’acqua, onnipresente, scorre dentro e fuori la narrazione come un organismo vivo e misterioso. È luogo di attrazione e minaccia, rifugio e abisso. Il mare ha il peso simbolico di ciò che non si riesce a comprendere fino in fondo, come l’animo stesso di Nina. Cosa nasconde il riflesso che s’infrange tra la superficie del mare e le sue profondità?
Cosa si cela nell’intimo di una donna come Nina, che coraggiosamente la regista sceglie di mettere a nudo, senza edulcorarne fragilità e timori?
Prodotto dal Teatro Galleria Toledo, Io ti conosco è stato presentato il 1° luglio al Campania Teatro Festival, nella sezione cinematografica curata da Titta Fiore, presso il Teatro di Corte del Palazzo Reale di Napoli, alla presenza del cast, della regista e del direttore della fotografia.
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