CTF 2025 – A Galleria Toledo il 3 luglio
Coefore, presentato nell’ambito del Campania Teatro Festival con la regia di Laura Angiulli, propone una rilettura rigorosa e intensa della tragedia di Eschilo, incentrata sul momento intermedio della trilogia dell’Orestea in cui la vendetta di Oreste si prepara e si compie come atto inevitabile, iscritto nel codice familiare e nel patto con gli dèi. La scelta registica si muove, come da cifra consueta di Angiulli, verso un’accurata essenzialità scenica, dove la luce diventa elemento strutturale del racconto e l’interpretazione attorale assume un ruolo centrale nella costruzione drammaturgica.
L’intero impianto si fonda su un equilibrio misurato tra parola e gesto, in una dimensione sospesa in cui il tempo del mito e quello della coscienza individuale sembrano sovrapporsi. L’assenza di elementi scenografici invasivi permette di concentrare l’attenzione sulle tensioni psicologiche che animano i personaggi: le contraddizioni interiori, i legami di sangue, la violenza come destino, ma anche come scelta. Ne emerge un conflitto profondo tra la vendetta vissuta come dovere familiare e il sentimento dell’odio, inteso nella sua dimensione più disgregante e disumanizzante. È proprio in questa ambiguità che si colloca il nucleo più potente dello spettacolo, dove l’azione tragica non è solo ripetizione rituale, ma interrogazione costante sull’origine della giustizia e sul prezzo del suo compimento.
Il Coro, affidato a tre interpreti femminili, si fa corpo sonoro e visivo di straordinaria efficacia: non semplice commento ma parte attiva del dramma, soggetto che incita, evoca e trasforma. Le voci si sovrappongono e si inseguono in un ritmo ossessivo, portando in scena la pressione collettiva e l’urgenza del sangue da lavare con altro sangue. Alessandra D’Elia, offre una prova di grande misura e densità emotiva, riuscendo a rendere con pochi gesti la frattura tra pietà e dovere. Caterina Pontrandolfo e Valentina Martiniello, come voci del Coro, sostengono l’intero impianto ritmico con una presenza scenica solida e vibrante. Paolo Aguzzi e Andrea Palladino, nei ruoli di Oreste e Pilade, restituiscono con forza la tensione morale e la determinazione tragica dell’azione, alternando momenti di rigida compostezza ad aperture emotive di profonda intensità.
Il disegno luci di Cesare Accetta contribuisce in modo decisivo a definire la struttura drammaturgica dello spazio, attraverso un uso sapiente delle ombre e dei contrasti, capace di scolpire i corpi in scena e di intensificare la dimensione simbolica della parola tragica. Prodotto da Galleria Toledo, lo spettacolo si inserisce pienamente nella ricerca della compagnia napoletana su un teatro di parola essenziale e interrogativo, capace di restituire il respiro del classico senza irrigidirlo, ma al contrario attualizzandone le domande radicali.
Nel complesso, Coefore riesce a costruire un clima sospeso, privo di retorica, in cui lo spettatore è chiamato a interrogarsi sul senso stesso della giustizia e sulla legittimità della vendetta come fondamento dell’ordine. Il lavoro di Angiulli colpisce proprio per la sua coerenza e asciuttezza, per la capacità di lasciare spazio alla parola tragica senza tradirla, ma anche senza chiudere il senso in un’unica direzione. Una messa in scena che, pur nella sua sobrietà, riesce a restituire la complessità profonda di un testo antico, rendendolo presente e necessario.
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