CTF 2025 – Al Teatro Mercadante il 2 e il 3 luglio
Debuttato nel 1995 al Weimar Arts Festival in Germania, Faustus in Africa! arriva per la prima volta in Italia al Teatro Mercadante il 2 e il 3 luglio 2025 per il Campania Teatro Festival. Lo spettacolo, a distanza di trent’anni, mantiene la forza visionaria dell’originale e ancora comunica con le urgenze politiche e sociali contemporanee.
Ispirato al Doctor Faustus di Marlowe e al Faust di Goethe, il testo e la regia di William Kentridge mettono al centro un protagonista in bilico tra avidità, debolezza e desiderio di potere. Il suo patto con il diavolo non è solo una scelta individuale, ma il riflesso di una storia più ampia: quella del colonialismo, dello sfruttamento, della promessa falsa di un progresso che distrugge ciò che seduce.
La scena è abitata da marionette raffinatamente scolpite dell’Handspring Puppet Company, che agiscono accanto agli attori in carne e ossa. Non semplici strumenti, ma corpi pieni, capaci di espressione e ambiguità. Questi burattini evocano il fiabesco più cupo e autentico, alla Basile o Grimm, sospeso tra magia, grottesco e poesia. A rafforzare questa dimensione onirica e perturbante, contribuiscono le proiezioni video di illustrazioni animate disegnate dallo stesso regista che costruiscono uno spazio visivo tra reale e visionario, in un’ibridazione che sfiora il realismo magico.
La lingua predominante dello spettacolo è l’inglese, arricchita da momenti in isiXhosa. Per la versione presentata al Festival sono disponibili soprattitoli in italiano. Questa combinazione linguistica riflette la complessità culturale del Sudafrica, trasformando la scena in uno spazio di tensione ma anche di possibilità.
Due figure femminili, personificate da burattini come lo stesso protagonista, si inseriscono nel percorso di Faustus: oggetto di desiderio e ambizione, ma anche specchio delle sue ossessioni. Ognuna delle due ha un rapporto diverso con l’energia maligna che attraversa la storia: una è attratta, l’altra lo respinge; una lo incarna, l’altra lo combatte. Il contrasto tra loro non è solo drammaturgico, ma simbolico, come se il protagonista oscillasse continuamente tra dannazione e redenzione, tra incanto e resistenza.
Il Diavolo (Wessel Pretorius), qui, non è un mostro né una caricatura. È una figura elegante, insinuante, quasi paternalistica. Non strappa l’anima con violenza, ma la ottiene con astuzia. Il finale, distante dal canonico trascinamento di Faustus da parte dei demoni, si risolve in una decisione enigmatica che per non svelare il mistero non viene rivelata qui. Una scelta che ribalta il senso tradizionale della vicenda, invitando a una riflessione lucida e amara sul potere e sul libero arbitrio.
Il cuore dello spettacolo pulsa attorno a un paradosso: l’illusione di scegliere e la realtà di essere scelti. Faustus in Africa! smaschera le logiche del dominio coloniale, ma al contempo illumina le fragilità umane universali – il bisogno di essere visti, amati, potenti – che rendono così facile cadere in tentazione, e così difficile redimersi.
Questo spettacolo conferma che il mito resta uno degli strumenti più potenti per parlare del presente.
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