Al Teatro Grande di Pompei il 18, 19 e 20 luglio
Il Pompei Theatrum Mundi chiude la rassegna 2025 con Lisistrata di Aristofane, la commedia che ha per protagonista “colei che scioglie gli eserciti”, capace di convincere le donne di Atene, Sparta, Beozia e Corinto a unirsi in uno sciopero del sesso destinato a concludersi solo quando gli uomini acconsentiranno a porre fine alla guerra.
L’allestimento proposto, prodotto dall’INDA – Istituto Nazionale del Dramma Antico, presenta in scena un enorme telaio da cui si dipanano lunghi filamenti rossi. Già dalla costruzione scenica, curata da Maria Spazzi, emerge con chiarezza come le vere protagoniste siano le donne: spetta a loro sciogliere le fila di una guerra che non accenna a concludersi, assumendosi la responsabilità di manifestare il proprio rifiuto verso un conflitto che allontana gli uomini dalle case e che, come ogni guerra, è privo di una vera ragion d’essere. Da qui nasce la provocazione di Lisistrata: uno sciopero del sesso che riuscirà a piegare la bieca morale maschile, incapace di rinunciare al proprio oggetto del desiderio primario.
La regia di Serena Sinigaglia, grazie all’adattamento drammaturgico di Emanuele Aldrovandi e alla traduzione di Nicola Cadoni, riesce a mettere in scena una rappresentazione di respiro universalistico dei temi proposti da Aristofane. L’inutilità dei conflitti armati, il ruolo fondamentale delle donne in una società che tenta di ridurle a semplici oggetti di desiderio, e la logica della sopraffazione che alimenta solo il culto del potere e l’esaltazione dell’egoismo individuale emergono con chiarezza e forza espressiva. Il risultato è una coesistenza pienamente coerente tra i momenti drammaturgici e quelli corali, restituendo uno spettacolo non solo efficace nell’impatto comico, tipico della scrittura aristofanea, ma anche capace di offrire una rappresentazione raffinata e stratificata, in cui la leggerezza formale si unisce a un’intensa densità politica e simbolica.
I costumi di Gianluca Sbicca e le musiche di Filippo Del Corno colgono pienamente il segno drammaturgico del testo, integrandosi con coerenza al ritmo e all’eleganza dell’intera rappresentazione.
Se l’aspetto tecnico dello spettacolo risulta particolarmente riuscito, non è da meno il livello interpretativo di questa Lisistrata. Protagonista dell’allestimento è una straordinaria Lella Costa, che sembra nata per questo ruolo. Il suo tono di voce, cadenzato e sicuro, la sua presenza scenica, capace di restituire il carisma di una donna greca determinata a convincere le altre della necessità di uno sciopero del sesso, e quel tratto di sottile ironia – sempre in equilibrio tra la serietà dell’azione e le numerose allusioni sessuali insite nel testo – trovano in lei un’interprete perfettamente capace di tenere insieme le molte anime di questa commedia. Con lei in scena: Marta Pizzigallo (Calonice), Cristina Parku (Mirrina), Simone Pietro Causa (Lampitò), Marco Brinzi (Dracete), Stefano Orlandi (Strimodoro), Pasquale Montemurro (Filurgo), Giorgia Senesi (Nicodice), Pilar Perez Aspa (Stratillide), Irene Serini (Rodippe), Aldo Ottobrino (Commissario), Salvatore Alfano (Cinesia), Clara Borghesi (Beota), Zoe Laudani (Corinzia), Alessandro Lussiana (Ambasciatore spartano), Stefano Carenza (Ambasciatore ateniese), Giulia Quacqueri (Pace). Il Coro è composto da Clara Borghesi, Carlotta Ceci, Ludovica Garofani, Gemma Lapi, Zoe Laudani, Arianna Martinelli, Francesca Sparacino, Siria Veronese Sandre, Christian D’Agostino e Giovanni Costamagna.
Il risultato è una rappresentazione che non solo riesce a dare una portata universale ai temi di Lisistrata, ma che, per la qualità dell’allestimento e per la sua elegante messa in scena, si pone come un efficace contraltare agli argomenti triviali che costituiscono il fulcro dello sciopero del sesso. È forse proprio la forte componente femminile a restituire fascino a una rappresentazione che esalta il ruolo delle donne senza cadere in banalizzazioni, come invece accade troppo spesso nei testi contemporanei che affrontano simili tematiche.
Ed è qui che si manifesta tutta la genialità del teatro di Aristofane: la capacità di rivolgersi a un pubblico ampio, utilizzando anche linguaggi esplicitamente volgari, ma sempre in grado di stimolare una riflessione profonda su questioni di bruciante attualità. Sono trascorsi più di duemila anni dalla prima rappresentazione di Lisistrata, eppure l’umanità non ha ancora compreso che le guerre non producono altro che distruzione, morte e dissoluzione delle regole minime della coesistenza civile.
La dissacrante trama di questa commedia propone alle donne uno sciopero del sesso come strumento di pressione politica, lasciando allo spettatore la provocatoria domanda se, ancora oggi, tale gesto possa essere concepito come un’opzione praticabile per interrompere i tanti conflitti che insanguinano il mondo. In questo caso, seppure la proposta aristofanea sia evidentemente paradossale, essa ci ricorda il disperato bisogno di pace e di riconciliazione tra i popoli, anche laddove la spinta alla pacificazione non nasca da un’autentica volontà di armonia, ma da qualcosa di più elementare e umano: il desiderio, che almeno potrebbe tenere gli uomini lontani dalle armi.
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