Recensioni

Antonio Scurati al Giffoni: l’arte come antidoto alla cecità civile

GFF 2025 Impact! – Giffoni Valle Piana, in Sala Verde il 25 luglio

La sezione Impact! del Giffoni è dedicata a figure che hanno, appunto, un grande impatto sociale: politici, giornalisti, imprenditori, scrittori. I relatori non si limitano a raccontare, ma nutrono anche lo spirito civico e accrescono la consapevolezza del ruolo dell’individuo nella società e nel mondo. I ragazzi che la frequentano hanno la possibilità di rivolgersi direttamente agli ospiti, senza filtri né censure. Ogni domanda è intrisa dell’indignazione giovanile, del desiderio di rivalsa di una generazione che si sente abbandonata a sé stessa, del bisogno di essere protagonisti della propria epoca.

L’incontro del 25 luglio con Antonio Scurati, scrittore noto per la trilogia M. Il figlio del secolo – divenuta anche una serie televisiva di Sky – è stato tra i più partecipati. Sin dalle prime battute, l’autore e i ragazzi sono entrati in sintonia, sostenuti da una grande capacità di ascolto e apertura reciproca. Il fervore del pubblico ha portato una delle prime domande a contenere un’affermazione che Scurati ha subito definito “estremamente pericolosa”: «Alcune democrazie di oggi sono illiberali», ha osservato un giovane, domandando se e come sia possibile costruire oggi una democrazia più giusta. Scurati ha colto l’occasione per precisare che la democrazia, per sua natura, non può essere illiberale: accostarle questo aggettivo equivale a compiere un “cedimento linguistico al nemico”. Al contempo, però, ha riconosciuto come anche le democrazie possano vacillare, manifestando apertamente il proprio sconforto di fronte alla tragedia in corso a Gaza: una situazione in cui, pur potendo discutere sull’uso del termine genocidio, non si può discutere sulle atrocità perpetrate. Atrocità compiute da uno Stato che, almeno formalmente, resta una democrazia e da un leader legittimamente eletto, Benjamin Netanyahu, mettendo a dura prova la fiducia nelle istituzioni e nei principi democratici stessi.

Lo scrittore invita i giovani a spostare lo sguardo: il vero pericolo, sottolinea, non è tanto la censura imposta dai regimi autoritari, quanto l’autocensura di chi, per timore di diventare scomodo, sceglie di tacere, per proteggere sé stesso o i propri cari. Lo stesso Benedetto Croce, illustre intellettuale del Novecento, riduceva il fascismo a un’eccessiva esuberanza rispetto ad altri partiti, confinando dichiarazioni e gesti a una dimensione teatrale, quasi farsesca.

È anche per questo che Scurati, nel raccontare l’ascesa e il consolidamento del fascismo, affianca alla narrazione letteraria documenti e voci dei contemporanei, creando un contrappunto di straordinaria forza evocativa. Qui si manifesta la vera potenza dell’arte: lui, da antifascista, sceglie di raccontare il fascismo dall’interno, non per giustificarlo, ma per restituirlo nella sua complessità. Per l’autore, una delle virtù più alte dell’arte è sottrarsi alle semplificazioni ideologiche, illuminando ambiguità e zone d’ombra: «L’arte, quando riesce, prende la vita così com’è e la restituisce al suo mistero».

In questo senso, l’incontro con Scurati non è stato soltanto un dialogo letterario o politico, ma un esercizio di responsabilità civile. Ha ricordato ai ragazzi del Giffoni che la democrazia si nutre di parole precise, di pensiero vigile e di un coraggio che non teme la complessità. Perché, al di là delle epoche e dei regimi, ciò che davvero la mette in pericolo non è solo la violenza del potere, ma il silenzio di chi smette di interrogarsi.

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