Al teatro Bellini di Napoli dal 26 settembre al 12 ottobre
Il Teatro Bellini inaugura la propria stagione con Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo e Franca Rame, nella regia di Antonio Latella, riaffermando la volontà di proporre al pubblico un teatro che unisce satira e impegno civile. Lo spettacolo non è nuovo a questo palcoscenico: aveva già debuttato lo scorso maggio nello stesso teatro, a conclusione della stagione precedente, e torna ora come apertura, trasformando la continuità in scelta programmatica.
La messinscena è dominata da un elemento visivo tanto semplice quanto perturbante: la gigantesca sagoma bianca di un corpo caduto, che occupa il centro della platea e sovrasta lo spazio scenico. È l’eco del corpo dell’anarchico precipitato dalla finestra della questura, presenza-assenza che incombe sugli spettatori e che rende tangibile la materialità di una morte mai chiarita. Intorno a questo segno scenico (a cura di Giuseppe Stellato) si sviluppa l’azione, continuamente sospesa tra il riso e la memoria del trauma.
Gli interpreti — Daniele Russo, Caterina Carpio, Francesco Manetti, Edoardo Sorgente, Emanuele Turetta — sostengono con precisione la drammaturgia farsesca e corrosiva. Il Matto di Russo ne guida il ritmo con energia vorticosa, mentre il resto del cast costruisce un coro che alterna comicità e inquietudine, rendendo palpabile la frattura tra la verità ufficiale e quella percepita.
Latella sceglie un impianto registico essenziale, in cui i corpi e la parola diventano strumenti principali, mentre lo spazio scenico resta quasi “ferito” dalla presenza della sagoma. Il risultato è un teatro che non concede neutralità, che spinge lo spettatore a una riflessione costante.
Resta, tuttavia, la percezione di una durata complessiva che tende a dilatarsi: alcune sequenze, pur efficaci, si protraggono oltre il necessario e rischiano di attenuare l’incisività complessiva. È un limite lieve, che non compromette la forza dello spettacolo ma ne segna la ricezione.
Scegliere Morte accidentale di un anarchico come apertura di stagione assume così un valore preciso: il Bellini affida al teatro politico di Fo e Rame, rivisitato da Latella, il compito di riaffermare il teatro come spazio critico, memoria vivente e interrogazione collettiva.
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