Al Foyer del Teatro Bellini il 5 ottobre
Domenica 5 ottobre, alle ore 21, il Foyer del Teatro Bellini ha accolto un aperitivo-assemblea a seguito della replica pomeridiana di Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo, diretto da Antonio Latella e in scena al Bellini ancora per una settimana. L’iniziativa, moderata da Alfredo Angelici, Direttore Creativo del teatro, è stata organizzata in collaborazione con l’associazione A Voce Alta Onlus e ha visto gli interventi di Daniele Russo, protagonista dello spettacolo, del professor Giancarlo Alfano (Università Federico II di Napoli) e della professoressa Annamaria Sapienza (Università degli Studi di Salerno).
Prima di entrare nel vivo del dibattito, Daniele Russo ha confessato con spontaneità la propria emozione nel vedere un pubblico così numeroso e partecipe, desideroso di intrattenersi in teatro anche dopo due ore di spettacolo: un segnale prezioso, soprattutto in un’epoca in cui la velocità dei social sembra aver alterato persino la nostra percezione del tempo. Come ricordato durante la serata, negli anni Sessanta Dario Fo e Franca Rame organizzavano abitualmente assemblee con il pubblico al termine delle repliche trasformando il teatro in un luogo di confronto diretto e anche quando le ripercussioni economiche, le minacce e l’ostilità politica resero più difficile mantenere quella pratica, non smisero mai di affermare le proprie posizioni e di battersi per esse.
Giancarlo Alfano ha riportato l’attenzione sulla definizione che Fo dava di sé: “comico militante”. Una formula che racchiude la sua assunzione di responsabilità nel guardare in faccia la politica e i suoi scandali attraverso lo strumento dello humor. Un umorismo volutamente sbracato, surreale e grottesco, capace di restituire al pubblico la consapevolezza che quell’esasperazione non era finzione, ma specchio fedele della realtà stessa. Una missione che, sottolinea Alfano, richiama il Teatro Epico di Brecht, il quale rompe l’illusione scenica per ricordare allo spettatore che non è solo l’attore ad agire nella farsa, ma l’intera società.
La forza universale di Morte accidentale di un anarchico risiede proprio nel raccontare corsi e ricorsi storici, come dichiara la stessa drammaturgia evocando un episodio analogo al caso Pinelli avvenuto negli anni Venti a New York. L’universalità dei temi trattati ha reso questo testo di Fo una delle opere più rappresentate al mondo.
Daniele Russo ha raccontato come la regia di Latella scelga di concentrarsi su ciò che oggi resta essenziale del testo mantenendo l’ironia di fondo, ma molte gag comiche sono state sacrificate per lasciare spazio a parallelismi con il presente, in un equilibrio da funambolo tra poesia e provocazione. In questa mise en scène il Matto percorre il contorno della sagoma di Pinelli, rompendo metaforicamente il pudore naturale che avvolge la morte e violandone il rispettoso silenzio, così come fecero Fo e Rame appena un anno dopo la tragica caduta dell’anarchico, mettendo in scena la vicenda con atti giudiziari che all’epoca non erano ancora di dominio pubblico.
Fo e Rame hanno dunque “dissacrato” la figura dell’autore? Ha chiesto Alfredo Angelici ai relatori. Annamaria Sapienza ha risposto che si tratta piuttosto di una trasformazione: hanno reso sacra una nuova figura, quella dell’attore-autore, tipicamente italiana, che non ha avuto equivalenti altrove.
Quello di Fo e Rame è un teatro che dialogava con le sperimentazioni del Living Theatre, pur rimanendo ancorato alla tradizione della Commedia dell’arte. Mentre Strehler, racconta Annamaria Sapienza, tentava di riportarne in scena il ricordo della Commedia dell’arte filtrato dall’estetica, Fo preferì restituirne la dimensione fisica svuotando la scenografia e vestendosi prettamente di nero, affidando quindi al solo corpo dell’attore la capacità di evocare immagini, storie e personaggi. Un atto di “sperimentazione sulla tradizione”, utilizzando le parole della stessa Sapienza.
Entrambi i docenti hanno concordato su un punto apparentemente paradossale: Fo non può essere definito un maestro nel senso classico, perché non ha mai codificato un metodo eppure, come accade ai grandi artisti, ha lasciato dietro di sé una scia di attori e autori che lo hanno seguito ed emulato.
Nonostante il titolo della serata fosse dedicato a Fo, anche la figura di Franca Rame ha avuto un ruolo centrale. Fo stesso dichiarò che il Nobel ricevuto era da considerarsi “per metà di Franca”. Lei, che seppe trasformare in letteratura la violenza dello stupro di Stato subito nel 1973 e che rischia oggi di essere dimenticata, è stata ricordata anche da un intervento dal pubblico che ha sottolineato come la comunità accademica stia progressivamente restituendole il giusto riconoscimento. Vale la pena ricordare che nel 2006 Rame è stata nominata Ambasciatrice presso l’ONU per la lotta contro la violenza sulle donne.
La serata al Bellini ha restituito voce a due giganti del teatro, spesso trascurati dalla memoria culturale contemporanea, e ha suscitato un vivo dibattito sulle difficoltà di riportare in scena oggi un teatro tanto partecipato e provocatorio quanto lo fu quello di Dario Fo e Franca Rame.
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