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Donald. Storia molto più che leggendaria di un Golden Man – di e con Stefano Massini

Al Teatro Bellini dal 21 al 26 ottobre

Stefano Massini, volto noto anche al grande pubblico grazie a programmi televisivi come Di Martedì e Propaganda Live, quest’anno porta in scena Donald. Storia più che leggendaria di un Golden Man, al Teatro Bellini dal 21 al 26 ottobre. Massini percorre la genesi del Presidente degli Stati Uniti D’America attraverso la forma del monologo, accompagnato dalla musica dal vivo di Enrico Fink, eseguita da Valerio Mazzoni, Sergio Aloisio Rizzo, Jacopo Rugiadi e Gabriele Stoppa. La forma del racconto solitario non è nuova all’autore-interprete Massini, che negli anni ha mostrato una predilezione per figure capaci di lasciare un’impronta indelebile sull’immaginario collettivo: lo aveva fatto con Freud o l’interpretazione dei sogni e con Mein Kampf. Figure che nel loro realizzarsi rivelano uno spaccato della storia del 900 e contemporanea. Massini non celebra, ma scardina i meccanismi del potere, del desiderio e della mente umana, tre vertici di una stessa indagine sull’ossessione per il controllo, la narrazione di sé e l’influenza sull’altro.

La nascita di Donald J. Trump e la sua conquista del potere sono narrate come un’epopea e il pubblico segue quello che può essere definito il viaggio dell’eroe, dai natali tedeschi e scozzesi all’affermazione di sé nel fatidico sogno americano. Il carisma del venditore emerge sin dalla tenera età, insieme ai modelli ispirazionali come il generale MacArthur e il wrestler Golden Boy.

Massini con precisione scenica riesce a far vedere al pubblico gli ambienti, i luoghi del potere, i momenti topici che hanno segnato le sue ambizioni e caratterizzato la tendenza allo spettacolarizzare ogni suo gesto. La pienezza della sua voce restituisce la complessità del personaggio e dei suoi eccessi, mentre la musica dal vivo ne amplifica le emozioni.

Le scene di Paolo Di Benedetto e il disegno luci di Manuel Friend accompagnano in modo essenziale l’ascesa e l’ambizione di Donald. Gli spazi scenici e le luci diventano strumenti narrativi che sottolineano la verticalità come simbolo di potere e dominio. L’oro, ricorrente nella storia ed enfatizzato dalle luci, restituisce la smania del desiderio e il valore che il protagonista attribuisce a sé stesso. Nei momenti di grande ambizione e determinazione le luci si fanno più intense e nette, mentre nei passaggi in cui emergono esitazioni o istanti di vita privata assumono toni più morbidi e cromatici, suggerendo la complessità e le sfumature della sua parabola.

La figura di Trump si percepisce come ingombrante e magnetica. Nei momenti di estasi e di manie di potenza emerge l’instabilità di un uomo che si sostiene solo attraverso il continuo rilancio del rischio, rendendolo insieme vulnerabile e straordinariamente carismatico.

Il Donald di Massini non è invincibile perché immune alla sconfitta, ma perché rifiuta di riconoscerla. Lo spettacolo mostra con lucidità come chi vive d’azzardo sia in fondo già sconfitto in partenza; eppure Trump, ribaltando le carte, nega le cadute che lo hanno segnato e rifiuta la verità che non coincida con la propria. È in questa ostinata negazione che si consuma la sua grandezza.

La musica dal vivo accompagna il racconto come un respiro interiore, seguendo le oscillazioni del personaggio e amplificando le tensioni narrative. I musicisti appaiono e scompaiono dalla scena, a tratti in dialogo con l’attore, a tratti in contrasto, fino ad abbandonarlo al suo dominio del palco. Massini attraversa la scena in controtempo, si lancia da un lato all’altro del palcoscenico, suda e si lascia attraversare delle inquietudini e dalle frenesie di Trump.

Donald. Storia più che leggendaria di un Golden Man, attraverso l’eccesso di un solo uomo porta alla luce l’immagine distorta, affascinante e inquietante del nostro tempo.

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