Recensioni

Magnifica Presenza – di Ferzan Ozpetek

Al Teatro Acacia di Napoli dal 20 al 23 novembre

Magnifica presenza è probabilmente una delle pellicole di Ferzan Ozpetek maggiormente apprezzate dal pubblico, tanto a livello nazionale quanto internazionale. Nel film del 2012, il regista riesce a convogliare pienamente quelli che sono gli elementi caratterizzanti del suo cinema: la raffinatezza narrativa, l’introspezione sui protagonisti e il continuo attraversamento tra immaginario e realtà. È proprio a partire da questi presupposti che Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo, in coproduzione con Teatro di Toscana, decide di realizzare la versione teatrale del testo, affidata ancora una volta alla regia di Ozpetek. In scena Serra Yilmaz, Tosca D’Aquino, Erik Tonelli, affiancati da Toni Fornari, Luciano Scarpa, Tina Agrippino, Sara Bosi e Fabio Zarrella, costruiscono una coralità scenica misurata e aderente alla poetica emotiva del regista.

La storia ruota attorno a Pietro, giovane attore il cui percorso professionale è segnato da incertezze, attese e resistenza. La sua vita si svolge in una continua tensione tra ciò che è e ciò che potrebbe diventare: da un lato il faticoso tentativo di affermarsi nel mondo dello spettacolo, dall’altro la speranza che, prima o poi, giunga quella chiamata capace di definirlo autenticamente artista. L’incontro con le presenze che abitano la sua casa – appartenenti a una compagnia teatrale degli anni Quaranta, legata a un tragico evento avvenuto durante la Seconda guerra mondiale – diventa il punto di snodo del racconto. In questo confronto tra epoche e percezioni, la finzione diventa occasione di verità, e il dialogo con l’invisibile si trasforma in ricerca di una propria identità scenica e personale.

Questi fantasmi non sono meri elementi evocativi, ma veri e propri catalizzatori narrativi: intrecciano la loro vita a quella di Pietro, accompagnandolo con un alternarsi di ironia e dramma. Nel loro modo di porsi – tra nostalgia, eleganza e disincanto – assumono quasi il ruolo di una compagnia immaginaria che lo sostiene e lo costringe a confrontarsi con le sue fragilità artistiche e personali. È attraverso il loro intervento, talvolta leggero, talvolta profondamente malinconico, che Pietro inizia a riconoscersi e a ridefinire la propria identità, trovando nel dialogo con ciò che è stato la forza per affrontare ciò che potrebbe ancora diventare.

L’allestimento valorizza tale dimensione attraverso l’uso degli specchi rotanti, che amplificano l’oscillazione tra realtà e rappresentazione. La regia teatrale di Ozpetek non si limita a trasporre il film sul palco, ma lo reinterpreta in chiave intima, lavorando sull’ascolto reciproco degli attori e su un ritmo che restituisce allo spettatore la sensazione di essere circondato dai pensieri, dalle attese e dalle memorie dei personaggi. Il testo, pur nel suo impianto cinematografico, trova una naturale collocazione teatrale proprio per l’attenzione alla dimensione interiore, alla sospensione del tempo e alla coralità emotiva.

In questo allestimento, Magnifica presenza conferma il teatro come spazio di evocazione e di continuità, capace di custodire ciò che non ha avuto compimento e di renderlo nuovamente possibile attraverso l’atto scenico.

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