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Giulio Cesare o la Notte della Repubblica da William Shakespeare- di Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo con Il Mulino di Amleto

dal 19 al 30 novembre al Teatro San Pietro in Vincoli (To) – dall’11 al 14 dicembre al Teatro Fontana (MI)

Il Giulio Cesare di Shakespeare è tra le sue opere meno rappresentate, non per mancanza di valore, ma per la complessità della messa in scena. In questa tragedia il popolo è un personaggio essenziale che deve essere rappresentato, è il consenso o il rifiuto del popolo a stabilire le sorti di vincitori e vinti. La compagnia Il Mulino di Amleto, con la regia di Marco Lorenzi affronta con maestria la sfida e riesce a rendere viva questa presenza collettiva anche con solo sei attori sul palcoscenico.

Quando tra la folla emergono persone che per cultura o acutezza si convincono di sapere cosa sia meglio per tutti, diventa evidente il meccanismo attraverso cui le masse possono essere orientate. Da qui nasce un impulso ambiguo, a metà tra il desiderio di agire per il bene comune e una latente aspirazione al potere.

La storia è nota: al rientro dalla campagna d’Egitto, Cesare riceve un’accoglienza trionfale e rifiuta più volte la corona. Bruto e i congiurati interpretano questi gesti come una farsa, un teatro ben congegnato, e decidono di assassinare Cesare, cambiando ineluttabilmente il destino di Roma e della sua democrazia.

Giulio Cesare dà il titolo all’opera, eppure nel testo originale è presente unicamente in due scene. Nella versione del Mulino di Amleto, Cesare compare solo dopo la sua morte, uno spettro (Danilo Nigrelli) attraverso due schermi e ivi riecheggia come tormento e presa di consapevolezza di ciò che i cesaricidi hanno scatenato. Le riprese sono state realizzate nelle catacombe di San Pietro, un luogo che immerge il personaggio in un’eco lontana e mitizzata, presente e irraggiungibile allo stesso tempo.

Lo spettacolo è pensato per il teatro di San Pietro in Vincoli, con il pubblico disposto tutt’intorno agli attori. I personaggi sono così esposti agli occhi del popolo e l’allestimento oltrepassa i confini della scena, estendendosi sino all’esterno, dove la sera e l’imponenza dell’ex cimitero creano un’aura solenne che permette alla narrazione di scendere ancor di più in profondità.

La scena è attraversata dall’inizio alla fine da una tensione tangibile, generata dall’essenzialità dello spazio in contrasto con il flusso continuo di parole, con gli scontri in nome del bene superiore e con le immagini dei notiziari sugli schermi. Queste, crudeli e indifferenti, si ripresentano instancabilmente, trasformando il mondo in un turbine emotivo che offusca ogni senso in attesa delle decisioni del potere.

La drammaturgia di Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo intreccia le parole di Shakespeare con riferimenti contemporanei. Tra questi, emerge il richiamo alle lettere di Aldo Moro durante il suo sequestro, percepibile non solo attraverso il testo, ma soprattutto dalle immagini di sangue che gronda dalle mani e dalle bocche, metafora delle accuse di Moro ai compagni di partito: “il mio sangue si riverserà su di voi”.

Lo spettacolo si sviluppa in due capitoli: λόγος (logos), in cui prevalgono ordine, ragione e strategia degli individui, e χάος (caos), dove il disordine della folla e le conseguenze incontrollabili delle azioni umane prendono il sopravvento. Questo passaggio mostra come razionale e caos non siano opposti netti, ma elementi che si influenzano reciprocamente. Ciò che nasce dal controllo può sfociare nel disordine, e ciò che sembra caotico nasconde schemi invisibili e dinamiche precise.

Tra le figure principali, Marco Antonio, interpretato da Raffaele Musella, emerge per la sua prova intensa. Sottovalutato e declassato al mero braccio destro di cesare, fintamente mansueto, percepisce invece dove “soffi il vento” del popolo. Il suo ingresso a metà spettacolo colpisce come un fulmine, gli bastano pochi gesti e uno sguardo vigile e ardente per essere tagliente, cinico e strategico, incarnando la complessità dei rapporti di potere. Le sue parole sul finale arrivano come un colpo fatale ben calibrato “il silenzio della vittoria”, pronunciate nel silenzio della morte, generano un brivido che sintetizza l’intera vicenda e l’eco delle scelte dei protagonisti.

E poi le pause e i respiri degli attori (Vittorio Camarota, Yuri D’Agostino, Raffaele Musella, Francesco Sabatino, Alice Spisa e Angelo Tronca) si dilatano come spazi sospesi, carichi di un silenzio denso in cui affiora il senso dello spettacolo. In quelle esitazioni misurate il pubblico trova lo spazio per ricomporre il puzzle della narrazione e riconoscere come queste dinamiche di potere e folla continuino a ripetersi, inarrestabili, fino a oggi.

A rendere possibile questo lavoro è un ampio gruppo di collaboratori: il contributo artistico di Barbara Mazzi, Rebecca Rossetti e Daniele Russo; Con la partecipazione in video di Ida Marinelli e Danilo Nigrelli; l’assistenza alla regia di Federica Gisonno; il disegno sonoro di Massimiliano Bressan; la progettazione della regia video di PiBold / Paolo Arlenghi; la progettazione luci di Umberto Camponeschi; e la consulenza per scena e costumi di Gregorio Zurla.

Le prossime repliche dello spettacolo si svolgeranno dal 19 al 30 novembre a Torino, negli spazi dell’ex cimitero di San Pietro in Vincoli, e dall’11 al 14 dicembre a Milano, al Teatro Fontana.

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