Presso HDE Martucci il 13 e14 dicembre
Lunedì 13 dicembre presso HDE in via Giuseppe Martucci a Napoli ha aperto i battenti la prima edizione del Partenope in Short Film Festival, un progetto che sin dalle sue premesse si rivela consapevole di ciò che il cinema indipendente rappresenta nel tessuto culturale contemporaneo: uno spazio di libertà, sperimentazione e, soprattutto, di inclusione di voci che altrimenti resterebbero ai margini. HDE è uno spazio capace di accogliere, tra una proiezione e l’altra, un dialogo reale che in certi contesti rimane ancora utopia.
Il merito di questa visione appartiene a Gianfranco Gallo, la cui direzione artistica ha orientato ogni scelta verso l’ascolto consapevole e la valorizzazione autentica dei giovani talenti. A occuparsi della produzione esecutiva del festival, Alfredo Le Boffe, all’interno di un lavoro collettivo portato avanti dall’associazione culturale Stabile Girovaga di famiglia, con il contributo di Bianca Gallo, Lisa Imperatore e dell’attore Gianluca Di Gennaro.
Nella giornata inaugurale, a partire dalle 18.30, è andato in scena un incontro dal titolo Odissea dell’attore tra casting e agenzie, una conversazione che ha riunito tre figure capaci di attraversare il sistema dello spettacolo da prospettive radicalmente diverse. C’erano Adele Gallo, casting director e fondatrice di Klab4 Film, Cinzia De Curtis, agente di Intermedia ’86, e Giulio Baffi, critico teatrale che per anni ha presieduto la commissione cinema. Tre testimoni chiamati a raccontare come funziona davvero la macchina che trasforma il talento in opportunità, o almeno ci prova.
Ne è scaturita una circolazione continua di parole, di dubbi espressi, di ascolto reciproco. Si è discusso della difficoltà strutturale di vivere di sola arte, nominata senza vergogna, cercando invece di unire le forze e fare squadra.
Un tema ricorrente è stato il ruolo etico che deve caratterizzare il lavoro dell’agente. Cinzia De Curtis ha condiviso con il pubblico quanto sia fondamentale, per un agente, scegliere di rappresentare solo attori di cui si può artisticamente innamorare. Non si tratta di retorica sentimentale, bensì di un’assunzione di responsabilità nei confronti dell’opera altrui. Quando un agente sceglie di rappresentare qualcuno, sta dicendo che crede in quella persona e che è disposto a battersi per la complessità della sua visione artistica.
Il dialogo ha fatto emergere anche una criticità strutturale che continua ad attraversare la realtà dello spettacolo italiano: la questione dello stereotipo legato all’attore napoletano. Una limitazione concreta che tocca le carriere di molti artisti del Sud, la cui identità geografica viene spesso trasformata in una gabbia di genere. Il napoletano è convocato per incarnare il camorrista o il simpaticone, come se la città d’origine fosse una categoria narrativa immutabile. Adele Gallo e Cinzia De Curtis non hanno eluso il nodo: hanno affermato che spetta all’attore stesso spezzare questa catena. La bravura non è solo competenza tecnica, ma forza morale di rompere le aspettative cristallizzate e affermare la propria personalità artistica come fatto irrinunciabile.
Giulio Baffi ha portato la conversazione su un’ulteriore sponda di consapevolezza, raccontando il proprio percorso con una schiettezza rara. Avvicinatosi al mondo dello spettacolo come attore, ha riconosciuto nel tempo che poteva offrire un contributo più duraturo attraverso un’altra strada. Ha invitato i giovani presenti a porsi una domanda fondamentale: in quanti modi diversi posso servire il cinema e il teatro? Dirigere, scrivere, osservare criticamente, produrre, organizzare: ogni ruolo, quando assunto con sincerità, è necessario. Non è un caso che Adele Gallo stessa abbia iniziato come organizzatrice teatrale prima di trovare nella consulenza attoriale la propria vocazione, dimostrando come nessuna competenza sia mai sprecata.
Nel corso della serata il festival ha proposto anche la proiezione del corto fuori concorso The Winner di Gianfranco Gallo. Il film dà visibilità agli attori che affrontano la difficoltà quotidiana di sostenersi con questo mestiere. Pochissimi riescono a vivere stabilmente grazie alla recitazione e, mentre celebrazioni e premi coronano carriere consolidate, la maggior parte degli attori lotta per mantenere un’economia stabile. L’amore incondizionato di Benigni per la moglie, dichiarato ai ringraziamenti a Venezia, trova il suo contraltare nel protagonista di The Winner, interpretato da Gianni Ferreri: «Devo riprendere il lavoro che mi ha insegnato mio padre: la costruzione della dignità». Una frase che interroga profondamente il concetto stesso di “vita dignitosa”.
A seguire, la proiezione del film muto Napoli che canta (1926) di Roberto Roberti, pseudonimo di Vincenzo Leone, padre di Sergio Leone, accompagnata dalla virtuosa esibizione live del pianista e compositore Luigi Esposito e della cantante Alessia Cacace. La serata del 13 si è conclusa con la visione dei corti in gara; il giorno seguente sono stati annunciati i vincitori e consegnati i premi.
Per la Sezione Fiction è stato premiato Noi cosa siamo di Greta Domenica Esposito; per la Sezione Docu, Vigliena di Carmine Schiavo; per la Sezione Soffi, Negli occhi di Napoli di Giulia Muzzica.
La Sezione School ha visto vincitore Anema, cortometraggio diretto da Antonio Pescatore e Swami Di Giovanni , del Liceo classico Giambattista Vico, proclamato Top Winner assoluto del festival.
Il Premio della Direzione Artistica è andato a Filomena, la prima donna di Matteo Notaro, mentre il Premio Young è stato assegnato a io non̶ sono napoletano di Alfonso Strumolo. Una menzione speciale ha riconosciuto Oltre WhatsAppdi Antonio Del Gaudio.
A ciascun vincitore di sezione è stato attribuito un premio in denaro di 250 euro, mentre al Top Winner è stato assegnato un riconoscimento di 1000 euro sotto forma di macchinari per la produzione cinematografica.
Nel corso della giornata conclusiva si è inoltre tenuta una masterclass dedicata ad aspiranti attori minorenni, condotta da Peppe Mastrocinque e Marianna De Martino, agenti cinematografici specializzati nello scouting di minori, che hanno svolto anche momenti di provino per i giovani partecipanti. Alla premiazione erano presenti come ospiti i membri della giuria, i registi Vincenzo Pirozzi e Simona Cocozza, la stessa Marianna De Martino, e Andrea Cannavale della RUN Film come ospite speciale.
A suggellare il valore simbolico del festival, la consegna di sculture originali realizzate dallo scultore Domenico Sepe.
Questa prima edizione del Partenope in Short Film Festival si è rivelata un atto di fiducia nel cinema come spazio di pensiero, lavoro e dignità, capace di opporsi alle logiche individualiste e di ricostruire una vera idea di comunità.
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