Recensioni

SUPERMAGIC ELEMENTI – 22ª edizione

All’Auditorium della Conciliazione dal 22 gennaio all’8 febbraio

Giunto alla sua ventiduesima edizione, Supermagic Elementi si impone come un progetto teatrale maturo e consapevole, capace di restituire all’illusionismo una dignità pienamente adulta. L’idea, ancora diffusa, che la magia appartenga esclusivamente all’intrattenimento infantile viene qui definitivamente superata: lo stupore si rivela un’esperienza trasversale, che coinvolge lo spettatore adulto con la stessa intensità (se non maggiore) del pubblico più giovane.

Per oltre due ore di rappresentazione, lo spettacolo costruisce un flusso continuo e ininterrotto, in cui la magia non conosce pause né ripetizioni. Non si assiste a una mera successione di numeri, ma a un percorso coerente, sostenuto da una regia che accompagna lo spettatore attraverso linguaggi, stili e sensibilità profondamente diversi, mantenendo sempre alta la tensione emotiva e visiva. Ogni esibizione diventa così non solo dimostrazione di virtuosismo, ma racconto di una ricerca, di una disciplina, di una visione del mondo filtrata attraverso l’arte dell’illusione.

In questo quadro si inserisce l’approccio contemporaneo e altamente innovativo di Darcy Oake, che rinnova la figura dell’illusionista trasformando il rischio e la tensione in materia scenica. La visionarietà poetica di Xavier Mortimer conduce invece lo spettatore in un universo sospeso tra sogno e realtà, dove l’immaginazione diventa linguaggio teatrale.

Il rigore formale e l’eleganza assoluta della manipolazione trovano invece una delle loro espressioni più alte nel lavoro di Maurice Grange, la cui precisione trasforma il gesto tecnico in pura astrazione estetica. A questa dimensione si affianca la raffinatezza classica e senza tempo di Jay Niemi, che insieme a Jade costruisce un momento di rara armonia scenica, sospeso tra eleganza, complicità e stupore.

La creatività italiana trova una delle sue espressioni più compiute nel lavoro di Paolo Carta e Sara, capaci di coniugare invenzione tecnica e immaginario futuribile, proiettando l’illusionismo in una dimensione sorprendentemente contemporanea. Di segno diverso, ma altrettanto incisivo, è l’approccio di Jimmy Delp, che fonde comicità visuale e magia in un linguaggio surreale, imprevedibile e profondamente teatrale.

La musicalità trasformata in illusione è invece la cifra distintiva di Topas, due volte campione del mondo, la cui capacità di fondere suono, ritmo e virtuosismo tecnico produce momenti di grande potenza evocativa. A dialogare con una sensibilità più intimista e contemporanea è infine Matteo Fraziano, che rinnova l’antica arte delle ombre cinesi trasformandola in un racconto visivo fatto di memoria, luce ed emozione.

Ciò che colpisce, nell’insieme, è l’equilibrio con cui queste poetiche così differenti convivono senza mai entrare in competizione. Nessun linguaggio prevale sull’altro: la pluralità diventa ricchezza e costruisce un’esperienza accessibile ma mai semplificata. In un’epoca dominata dall’eccesso di immagini e dall’illusione digitale permanente, Supermagic Elementi restituisce alla magia la sua funzione più autentica: creare uno spazio di mistero condiviso, in cui l’impossibile non chiede di essere smascherato, ma accolto.

La visione ideativa di Remo Pannain tiene insieme questo equilibrio con intelligenza e misura, confermando Supermagic non solo come il più grande spettacolo di magia d’Europa, ma come una vera esperienza teatrale, in cui lo stupore non è evasione, bensì un atto consapevole, capace di sospendere il tempo e restituire allo sguardo umano la sua originaria disponibilità al mistero.

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