Il 31 gennaio a Spazio 34
C’è un accento che fa la differenza: Caracàs, con la A finale marcata. Il desiderio di cambiare vita e mollare tutto per trasferirsi in Venezuela era la spinta originaria del progetto, “dopo l’intervento di Trump, però, forse sarebbe meglio prenderne un po’ le distanze e chissà che non basti spostare un accento per cambiare prospettiva” dichiara Giuseppe Rapè ad apertura dello spettacolo. In questa provocazione grammaticale nasce lo spirito ironico di Caracàs. Sul palco Rapè è solo: un leggio, una chitarra e la sua voce conducono la prova tecnica di teatro canzone, dove parola e musica si intrecciano, ispirato da Giorgio Gaber e Sandro Luporini, mentre gli arrangiamenti dei brani portano la firma di Giovanni Vitale. I brani cantati si alternano tra generi diversi – pop, latino, swing e folcloristico – creando un percorso musicale variegato che accompagna la narrazione.
Lo spettacolo porta sulla scena uno spaccato della vita dell’autore, tra elementi reali e di fantasia, mentre lo spettatore ritrova riflessi di sé nelle canzoni proposte. I temi affrontati sono estremamente attuali come la dittatura del mondo digitale e i nuovi rapporti a due; in questo percorso trovano spazio anche brani inediti come Dammi il tempo, che riflette sul bisogno umano di rallentare in una società che corre, e Dura l’ex, titolo che gioca con la celebre massima latina dura lex, sed lex, qui alla severità della legge si sostituisce la presenza ingombrante dell’ex, capace di irrigidire e complicare anche ciò che sembrava concluso.
Le canzoni inedite si alternano alla prosa, accompagnando il pubblico in un percorso oscillante tra ironia e introspezione, tra racconto autobiografico e risonanza collettiva. Il racconto musicale si è arricchito grazie all’inserimento di brani della tradizione popolare che hanno creato un legame immediato con il pubblico. Cantu e cuntu di Rosa Balistreri ha portato sulla scena la forza arcaica e viscerale della cultura siciliana, mentre Maruzzella ha evocato l’anima più leggera e poetica della canzone napoletana, unendo generazioni diverse in un riconoscimento emotivo condiviso.
Significativa è anche la scelta Spazio 34 per il debutto napoletano dello spettacolo. Si tratta di un nuovo speakeasy a numero chiuso inaugurato proprio con Caracàs, uno spazio che ha ospitato un pubblico selezionato, creando un’atmosfera intima e quasi clandestina. L’esperienza si è così rivelata unica nel suo genere. L’immagine evocata da questo nuovo centro culturale richiama i salotti di un tempo, luoghi in cui nascevano alleanze artistiche e condivisioni creative.
Durante lo spettacolo, come accade abitualmente al Fringe di Edimburgo, è stato possibile mangiare e bere grazie ad un buffet preparato dagli organizzatori della serata, momenti che hanno naturalmente creato piccole distrazioni: Rapè ha prontamente trasformato queste situazioni in parte dello spettacolo, lasciandosi ispirare dal pubblico per scegliere i brani da proporre. L’artista stesso ha dichiarato alla stampa quanto preferisca orientarsi su un canovaccio aperto piuttosto che su un testo rigidamente confezionato.
Il risultato è stata una serata viva e modellabile come argilla, lasciando al pubblico la sensazione di aver partecipato alla creazione dell’arte che li ha attraversati.
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