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Asfalto- Poema fisico e musicale per sette attori – regia e coreografia di Michela Lucenti

Al Teatro Piccolo Bellini dal 29 Gennaio al 15 Febbraio

Asfalto è un caleidoscopio, una storia di incontri e di scontri, di una quotidianità che appartiene a tutti. Uno sguardo collettivo su una città che è Babele, un turbinio di emozioni che si ama e si odia allo stesso tempo. Ci si resta asfaltati; d’altronde l’asfalto, quando è caldo e lo si attraversa, lascia un’impronta indelebile. Così è stato questo spettacolo: innovativo, contemporaneo e profondamente incisivo.

Tutto prende avvio dalla morte improvvisa e inaspettata di un rider sull’asfalto di Napoli. Intorno a questo evento i personaggi si muovono come passanti che non restano inermi, ma diventano attivi, coinvolti e responsabili, chiamati a confrontarsi tanto con la vita quanto con la morte. In scena la Compagnia Bellini Teatro Factory, con Sofia Celantani Ungaro, Cristoforo Iorio, Tarek Ismail, Valeria Martire, Giuseppina Ruggiero, Luigi Savinelli e Lucia Straccamore, interpreta con presenza e intensità questo universo urbano, rendendo il racconto una vicenda collettiva più che un monologo individuale.

“O mezz”, ossia lo scooter, si impone subito come elemento iconico della città e fulcro dell’impianto scenico, simbolo urbano e dispositivo narrativo insieme, attraverso il quale attori e personaggi cercano, individuano e nominano il carnefice dell’incidente e della morte del rider. Da questa immagine centrale, da quel corpo steso a terra come un radar spento, si innestano monologhi mai scontati e spesso irriverenti, che delineano con chiarezza le caratteristiche dei personaggi e il loro modo unico di attraversare la vita e reagire agli eventi.

La messa in scena, calibrata e sapientemente articolata da Michela Lucenti, regista e coreografa, si regge su una partitura sonora e visiva rigorosa: la musica e il progetto sonoro, curati con intensità da Ranier Monaco, non accompagnano, ma modulano il respiro dell’intero dispositivo scenico. Il cono prospettico della scenografia, ideata dalla Cattedra di Scenografia di Luigi Ferrigno dell’Accademia delle Arti di Napoli, guida lo sguardo e trasforma lo spazio in un paesaggio simbolico, dove ogni angolo sembra avere un significato. I costumi, intensi nel colore e di forte impatto visivo, realizzati da Enzo Pirozzi, non decorano, ma rivelano: definiscono corpi e ruoli, amplificando la presenza senza distrarre dal gesto. Anche il disegno luci, curato con precisione da Michela Lucenti per Balletto Civile e Maurizio di Maio, contribuisce a modellare lo spazio, accompagnando ogni emozione con grande maestria.

Ancor più rilevante è la consapevolezza di quanto parola e gesto diventino atto fisico: la corporalità e la gestualità risultano inscindibilmente legate al parlato, fino a fondersi in un’unica espressione scenica. La drammaturgia, costruita con lucidità e profondità da Balletto Civile, rende ogni passaggio emotivo credibile e potente. I testi, firmati con sensibilità da Emanuela Serra, si intrecciano al movimento in modo naturale e incisivo.

Emblematica, in tal senso, è l’esclamazione che richiama una citazione di Mia Martini: «E cumm’ s’ fa a dà turmient all’anima che vo’ vula’», che si trasforma in invocazione e necessità, il bisogno di restare ancorati a una città e, al tempo stesso, il desiderio profondo di volare.

Così come il rider che muore sull’asfalto affida il proprio urlo di dolore a una città che lo ha accolto, che lo ha visto nascere e lo ha visto morire. Lo spettacolo offre molteplici chiavi di lettura, in cui la magia visiva e l’incanto delle immagini, riconducibili alle atmosfere sospese di Bill Viola, si intrecciano con una contemporaneità di strada, quotidiana e cruda. È la Napoli di tutti i giorni, quella di un Nino D’Angelo che potremmo incontrare al semaforo, sullo scooter, o meglio detto “o mezz”, due linguaggi diversi che convivono nello stesso spazio scenico, restituendo insieme il ritratto di una città che sa essere visione e realtà, elevazione e asfalto.

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