Al Ridotto del Mercadante dal 13 al 22 marzo
In Changing the Sheets. Amore fresco ogni settimana, lo spettacolo prende avvio da una situazione apparentemente semplice: due giovani si incontrano attraverso una app di incontri e decidono di vedersi per una serie di fine settimana consecutivi. Il loro rapporto si sviluppa nell’arco di quattro weekend, durante i quali si alternano momenti di passione, dialoghi serrati, confessioni e incomprensioni. In questo spazio temporale limitato prende forma una relazione che oscilla costantemente tra attrazione fisica e ricerca emotiva, senza mai trovare un equilibrio definitivo.
Lo spettacolo – prodotto dal Teatro Metastasio di Prato e dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, in collaborazione con CID/Arb Srl e con il sostegno della residenza artistica C.Re.A.Re Campania / Teatri Associati di Napoli – articola infatti un rapporto sentimentale caratterizzato dal tentativo dei due protagonisti di esplorare l’altro e, al contempo, di esplorarsi, pur di fronte a personalità che fanno fatica a comprendere ciò che desiderano veramente dalla vita. Il loro è un desiderio che alterna l’amore al sesso, talvolta li sovrappone, lasciando emergere una relazione in cui il coinvolgimento emotivo e quello fisico si intrecciano senza riuscire a definirsi pienamente.
Resta una incomprensione reciproca che articola il legame relazionale, pur nel costante desiderio di cercare nell’incontro con l’altro qualcosa che possa offrire delle risposte ai propri interrogativi. In questo senso, la relazione tra i due personaggi sembra muoversi su un terreno instabile: l’altro diventa al tempo stesso oggetto di desiderio, interlocutore privilegiato e specchio attraverso cui interrogare la propria identità.
La pièce riesce così a far riflettere sul vuoto sotteso a molti degli incontri che caratterizzano i rapporti sentimentali contemporanei. Un vuoto fatto di assenza di aspettative, di obiettivi o di visioni, che conduce a un’esistenza in cui l’unico obiettivo sembra essere conoscere nuove persone per cercare, in fondo, di conoscere se stessi. L’incontro con l’altro appare quindi meno come il punto di partenza per la costruzione di un progetto condiviso e più come una tappa di un percorso individuale di ricerca identitaria.
In questa prospettiva, la struttura stessa dello spettacolo – scandita dai diversi incontri tra i protagonisti – restituisce bene la natura episodica di molti rapporti contemporanei: relazioni intense ma circoscritte, attraversate da momenti di forte prossimità emotiva che non sempre si traducono in una reale stabilità. Sul piano registico, lo spettacolo – scritto da Harry Butler e presentato nell’adattamento italiano di Francesco Ferrara, con traduzione di Elena Novello – sceglie una messa in scena essenziale, costruita attorno alla centralità del dialogo e alla relazione tra i due interpreti. La regia di Vincenzo Nemolato privilegia un ritmo scandito dagli incontri tra i protagonisti, lasciando che siano soprattutto le parole, le pause e le tensioni emotive a costruire l’andamento drammaturgico della narrazione. In scena lo stesso Nemolato, insieme a Monica Buzoianu, sostiene l’intero impianto dello spettacolo con una recitazione che alterna momenti di leggerezza e ironia ad altri di maggiore introspezione, restituendo con efficacia le ambivalenze dei due personaggi. Il confronto scenico tra i due interpreti appare costantemente attraversato da una tensione sottile tra attrazione e distanza, elemento che contribuisce a rendere credibile la fragilità emotiva che attraversa la relazione rappresentata.
È interessante inoltre notare come i due interpreti non compaiano mai da soli sul palcoscenico, quasi a voler rappresentare quel desiderio di ancoraggio reciproco che tuttavia cela una profonda incapacità di vivere bene in solitudine con se stessi. La scena diventa così il luogo in cui i personaggi esistono soltanto nel rapporto con l’altro, come se la propria identità potesse emergere esclusivamente attraverso lo sguardo reciproco. L’idea di proiettare sempre all’esterno la propria immagine, ottenendo approvazione da un’altra persona, crea un senso di appagamento in grado di alimentare una forma di autoillusione: quella di aver colmato un vuoto che, in realtà, continua a restare sullo sfondo. In questo modo si riesce, almeno temporaneamente, a superare le paure di stare da soli o di confrontarsi con quel vuoto che può circondare l’essere umano quando viene meno la presenza dell’altro.
In questo senso, il titolo stesso dello spettacolo – Changing the Sheets. Amore fresco ogni settimana – assume una valenza metaforica significativa. L’idea di “cambiare le lenzuola” rimanda a una logica di rinnovamento continuo, quasi a suggerire che anche i rapporti sentimentali possano essere sostituiti con la stessa facilità con cui si rinnova ciò che appare ormai consumato. Lo spettacolo restituisce così, con leggerezza ma anche con una certa lucidità, il ritratto di una generazione sospesa tra il bisogno di intimità e la difficoltà di sostenere davvero la profondità delle relazioni.
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