Nel Complesso Monumentale di Sant’Anna dei Lombardi il 21 marzo
La visita teatralizzata nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi – storicamente nota come Monteoliveto – si inserisce nel solco delle iniziative promosse dall’Associazione Culturale NarteA, da tempo impegnata nell’organizzazione di percorsi esperienziali che, attraverso l’esplorazione di luoghi meno noti o inediti di Napoli, contribuiscono in modo significativo alla valorizzazione del patrimonio culturale della città. In questo quadro, il complesso non è semplicemente oggetto di visita, ma diventa spazio narrativo attivo, capace di restituire al pubblico la profondità della propria stratificazione storica.
Sin dall’inizio, l’accompagnamento della guida Matteo Borriello si distingue per rigore e chiarezza espositiva: la narrazione storica è puntuale, mai didascalica, e soprattutto capace di costruire un tessuto interpretativo che prepara il visitatore all’immersione teatrale. Non si tratta, infatti, di una semplice alternanza tra spiegazione e performance, ma di un vero intreccio tra i due registri, che costituisce uno degli elementi più riusciti dell’esperienza.
In questo equilibrio si inseriscono gli interpreti – Sergio Del Prete, Irene Grasso, Pietro Juliano e Ciro Zangaro – che, avvicendandosi lungo il percorso, incarnano figure storiche e simboliche legate al complesso. La loro presenza non ha una funzione meramente illustrativa: ciascun intervento scenico interrompe la linearità della visita per aprire una dimensione temporale diversa, nella quale il passato si fa esperienza immediata.
Il valore dell’esperienza emerge con particolare evidenza alla luce della densità storico-artistica del sito. Fondato nel 1411 come monastero olivetano, il complesso si afferma rapidamente come uno dei poli nevralgici del Rinascimento napoletano, in dialogo costante con la cultura artistica toscana. Le cappelle, la Sagrestia e l’intero impianto monastico testimoniano una stagione in cui Napoli si configura come crocevia di linguaggi e committenze.
In questo contesto, non si può non richiamare la presenza di Giorgio Vasari, autore della straordinaria Sagrestia affrescata nel 1545, uno degli esempi più alti di armonia rinascimentale nel Mezzogiorno. La sua opera rivela una piena consapevolezza del linguaggio artistico maturo del Rinascimento, contribuendo a fare del complesso un luogo di irradiazione culturale. La visita riesce a valorizzare anche questo aspetto, restituendo la Sagrestia non come semplice ambiente decorato, ma come spazio concettuale in cui pittura, architettura e spiritualità si fondono in una visione unitaria.
È tuttavia nel patrimonio scultoreo che la visita trova uno dei suoi momenti più intensi. Le opere di maestri come Antonio Rossellino, Benedetto da Maiano, Andrea Della Robbia, insieme a protagonisti locali quali Giovanni da Nola e Girolamo Santacroce, si sottraggono a una percezione meramente museale.
In questo senso, la riuscita più significativa dell’esperienza è forse proprio questa: restituire alla scultura una dimensione vitale. Il marmo non appare come materia inerte, ma come superficie attraversata da tensioni, aspirazioni e devozioni. Grazie alla costruzione narrativa e alla mediazione performativa, le opere sembrano ancora oggi in grado di parlare allo spettatore, trasmettendo un’emozione che si percepisce come autenticamente senza tempo.
In definitiva, la visita riesce a trasformare un luogo già straordinario in uno spazio esperienziale, in cui conoscenza e coinvolgimento emotivo si intrecciano, restituendo al pubblico non solo il valore storico-artistico del complesso, ma anche la sua persistente capacità di evocazione.
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