Interviste

Dal 10 aprile torna Scugnizzi – il Musical

Al Teatro Augusteo di Napoli torna il musical che, attraverso la musica, racconta i colori, le contraddizioni e la speranza di una gioventù sospesa tra marginalità e riscatto

Dal 10 aprile il sipario del Teatro Augusteo si alza nuovamente su C’era una volta… Scugnizzi, il musical di Claudio Mattone che, a oltre venticinque anni dal suo debutto, continua a rappresentare un unicum nel panorama teatrale italiano: un’opera capace di coniugare forza narrativa, radicamento territoriale e tensione universale.

La conferenza stampa del 24 marzo, ospitata nel foyer dell’Augusteo, ha segnato ufficialmente questo ritorno, presentando un nuovo allestimento e soprattutto una compagnia rinnovata, composta da giovani interpreti chiamati a raccogliere un’eredità artistica non solo prestigiosa, ma profondamente identitaria. Visibilmente emozionato, Claudio Mattone ha sottolineato il valore simbolico di questo ritorno in scena, ribadendo come Scugnizzi sia stato – e continui ad essere – un laboratorio umano e artistico prima ancora che uno spettacolo.

Nato come racconto di formazione e redenzione, il musical mette in scena la vicenda di Don Saverio, sacerdote di strada impegnato nel recupero di giovani detenuti, e del boss O’ Russ, figura antagonista che incarna la forza attrattiva della criminalità. In questo intreccio si dispiega una riflessione più ampia: Scugnizzi non è soltanto una storia napoletana, ma un dispositivo teatrale che attraversa spazio e tempo per interrogare il rapporto tra marginalità e riscatto, tra destino e possibilità. È, in altri termini, una narrazione che continua a parlare al presente perché insiste su una tensione irrisolta: quella tra esclusione sociale e speranza.

Questo nuovo allestimento affida i ruoli centrali a due giovani promesse: Alfonso Giorno interpreta il sacerdote, mentre Ciro Salatino veste i panni di O’ Russ. Due personaggi che, nella storia dello spettacolo, sono stati incarnati da interpreti di grande rilievo della scena partenopea, contribuendo a costruire nel tempo una vera e propria genealogia artistica.

Accanto a loro, un cast corale ampio e articolato: Aurora Caso, Benedetta Cenani, Claudio Cesa, Andrea Camilla Conte, Giovanni Di Capua, Vincenza Donciglio, Maria Sofia Dos Santos, Chiara Esposito, Emanuele Esposito, Francesco Esposito, Lorenzo Esposito, Fatima Gagliardi, Giusy Lo Sapio, Roberta Pellecchia, Luciano Romano, Lorenzo Simeone, Sara Stanco, Ernesto Tassari, Antonella Vitiello, con la partecipazione di Salvatore Catanese, Ciro Mazaner e Peppe Romano. Un ensemble che restituisce pienamente la dimensione collettiva dello spettacolo, in cui le singole traiettorie si intrecciano in un racconto corale.

Dal punto di vista musicale, Scugnizzi resta uno dei lavori più riconoscibili di Mattone: canzoni come “’A città ‘e pulecenella”, “’Stateve Accorte ” o “Chiammame” (tra le più ricordate dal pubblico) continuano a risuonare come veri e propri dispositivi emotivi, capaci di condensare in forma musicale le contraddizioni e le aspirazioni dei protagonisti. È proprio questa dimensione sonora a garantire allo spettacolo una persistenza che va oltre il dato teatrale, radicandosi nella memoria collettiva.

Sul piano visivo, l’allestimento si avvale delle scene di Bruno Garofalo, dei costumi di Francesca R. Scudiero e dei movimenti coreografici firmati da Gino Landi, elementi che contribuiscono a costruire uno spazio scenico dinamico, in equilibrio tra realismo e stilizzazione. La regia è dello stesso Claudio Mattone, affiancato da Claudia Cortellesi come aiuto regia, mentre le orchestrazioni sono curate da Pino Perris. La produzione è di NapoliTeatro Srl.

A oltre venticinque anni dal suo debutto, Scugnizzi continua a dimostrare una vitalità rara, capace di attraversare generazioni senza perdere intensità. Il segreto non sta nella nostalgia, ma nella sua natura profondamente dinamica: ogni nuovo allestimento rinnova il legame tra palcoscenico e realtà, restituendo voce a storie che restano urgenti.

È per questo che il ritorno del 10 aprile all’Augusteo si impone non come una riproposizione, ma come un’esperienza da vivere: un’occasione per lasciarsi coinvolgere da un racconto che continua a emozionare, sorprendere e, soprattutto, parlare al presente.

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