Dal 27 al 29 Marzo in Sala Assoli Moscato
O di uno o di nessuno di Luigi Pirandello, nell’adattamento e regia di Fabrizio Falco, prodotta dal Teatro Libero di Palermo, esplora desideri, conflitti e responsabilità umane con sorprendente intensità. Carlino e Tito, amici e colleghi, condividono lavoro, casa e il sogno di una famiglia che i loro stipendi non permettono. Decidono allora di avere una relazione con Melina, giovane donna che conoscono, e la questione diventa presto fonte di tensione. L’equilibrio fragile si incrina quando Melina rimane incinta: non è solo la paternità a scatenare conflitti, ma la collisione tra egoismo, possesso e libertà. Melina, ignara di chi sia il padre, custodisce questa incertezza con fermezza, affermando autonomia e responsabilità, trasformandosi nel cuore etico della vicenda.
Tra gli interpreti e attori, Fabrizio Falco, Giovanni Alfieri, Federica D’Angelo e Giancarlo Latina, con aiuto regia di Eugenio Sorrentino e lo spazio scenico di Luca Mannino, rendono tangibile questa tensione. La regia privilegia la sottrazione: pochi elementi scenici, luci calibrate, suoni e tempi teatrali precisi creano uno spazio che concentra lo sguardo sul corpo e sulla parola. Ogni gesto, pausa e inflessione vocale diventa essenziale, conferendo alla scena una poesia silenziosa e magnetica.
Il titolo, “di uno o di nessuno”, racchiude il nucleo filosofico della pièce: smaschera l’illusione del possesso nelle relazioni e interroga le convenzioni sociali sul matrimonio e sull’identità. Carlino e Tito restano intrappolati nelle loro rivalità, mentre Melina si impone come coscienza etica: non sa chi sia il padre, eppure custodisce questa verità senza piegarla al desiderio maschile di controllo, incarnando una modernità morale sorprendente.
La scena ridotta all’essenziale non distrae, ma sostiene l’azione, mentre il magnetismo degli interpreti mantiene alta l’attenzione e il coinvolgimento dello spettatore. Raramente si assiste a un tale livello di affiatamento tra attori, che restituisce al teatro la sua funzione più viva e necessaria. Lo spettacolo lascia un senso di inquietudine lucida, un’amarezza generativa. Eppure, in questa amarezza, si apre una possibilità: riconoscere che le nostre azioni e le relazioni che costruiamo definiscono il mondo che abitiamo. Non esiste neutralità. Siamo, inevitabilmente, il risultato delle nostre scelte.
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