Una lunga rassegna di spettacoli è quella che occuperà il Teatro Tram di Napoli da martedì 2 a domenica 14 aprile, con tredici spettacoli tutti dedicati a racconti di assassine che hanno fatto la storia della cronaca nera italiana, dal lontano cinquecento di Lucrezia Borgia fino alla tragica strage di Erba del 2006.
Tredici storie che cercano di sondare la psicologia di assassine che, nei loro efferati delitti, vedono le protagoniste raccontarsi quasi a trovare non un’espiazione, ma almeno la possibilità di descrivere le oscure e assurde dinamiche che hanno condotto ai tragici atti da loro stesse compiuti.
Nella vasta scelta di spettacoli, il Tram propone ogni sera 4 dei 13 spettacoli della rassegna presentata. La durata di ciascun spettacolo è di circa 25 minuti, regalando vari atti unici che nella loro brevità vogliono condensare l’aspetto psicologico dell’assassina al contesto storico in cui il delitto ebbe luogo.
Dietro il limite è il testo di Raimonda Maraviglia e Alessia Thomas – anche interpreti dell’atto unico insieme a Sabrina Gallo- che fa riferimento all’assassinio da parte di Daniela Cecchin a Rossana D’Aniello. Maraviglia e Thomas portano in scena una giovane ragazza logorata dal rigido contesto sociale in cui vive, oppressa dal dogma religioso che la obbliga ad una condotta ineccepibile e priva di qualsiasi felicità fino a creare in lei stessa un senso di dissociazione, di odio e repulsione verso una realtà nella quale la stessa Cecchin si sente fuori luogo. Da qui il tragico impulso omicida, l’invidia verso una ragazza che, nella sua spensieratezza e felicità del quotidiano, viene brutalmente uccisa da quella che sembrava una docile e tranquilla ragazza fiorentina. Il testo è una interessante prova drammaturgica, insieme ad una trasposizione valida e coerente firmata dalla regia di Silvia Brandi.
Con tutto l’odio che ho è invece il nome del testo di Patrizia di Martino che racconta l’assassinio di Erika de Nardo, appena sedicenne, della madre e del fratellino con l’aiuto del fidanzato Omar. Rosaria Langellotto porta in scena un personaggio immaturo e sicuro di sé, che nel disperato tentativo di raccontarsi al pubblico vuole giustificare l’orribile omicidio cercando di addurre motivazioni che sembrano evidentemente frutto dell’instabilità mentale del personaggio stesso. La regia di Di Martino potrebbe dare più verve all’atto unico, che invece in alcuni momenti (con la voce fuori campo) cala leggermente di ritmo. Buona la prova attoriale della Langellotto.
Lucrezia Borgia va in scena con il testo di Iolanda Schioppi La dama dei veleni, rappresentano dalla stessa Schioppi insieme a Josèpa yavul Pangia. Il ritratto che si vuole dare a Lucrezia Borgia è quello di una donna piena di ambiguità e di segreti ancora celati intorno al suo personaggio, con una verità non del tutto venuta alla luce riguardante le tristi vicende che riguardarono la sua vita infelice. Ecco il sottile velo che separa l’innocenza dalla colpevolezza, la furbizia dal fato avverso. L’impostazione didascalica con il ruolo di una studiosa dei nostri giorni che dialoga con la Borgia sembra però troppo farraginoso; sarebbe stato forse più gradevole immaginare la presenza unicamente di Lucrezia in scena che si racconta liberamente al pubblico. Il dialogo che ne viene fuori è eccessivamente dipendente da un copione di base (anche presente in scena) e dalla necessità eccessivamente meccanica del personaggio di Pangia, nel ruolo della studiosa, di portare avanti di volta in volta il ritmo del racconto porgendo nuovi spunti di riflessione alla protagonista.
Nel complesso, quello che ne viene fuori da tre di questi tredici spettacoli in cartellone è un ritratto variegato e differenziato di alcune tra le più famose assassine, che si raccontano con temi, registri linguistici e contesti differenti ma con un unico grande filo conduttore: il loro spietato istinto omicida che le ha rese celebri nella storia.
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