Al Ridotto del Mercadante il 18 Maggio
Fratelli Benedetti di Bianca Tortato è il testo vincitore del Premio Hystrio Scritture di Scena 2025 dedicato ai drammaturghi under 35. Il 18 maggio è stato presentato al Ridotto del Teatro Mercadante, chiudendo una tournée che ha attraversato cinque teatri stabili italiani. L’iniziativa porta la firma di Claudia Cannella, direttrice di Hystrio, che ha proposto ai diversi teatri il testo vincitore insieme ai finalisti del premio, lasciando poi alle singole realtà la libertà di decidere quale opera accogliere e presentare. Anche gli interpreti sono stati selezionati di volta in volta tra attori del territorio, rafforzando l’idea di un testo ancora vivo, in piena fase di costruzione.
A Napoli Tindaro Granata ha curato l’evento, insieme all’Associazione Situazione Drammatica/Il Copione, al leggio Valentina Acca, Michelangelo Dalisi ed Edoardo Sorgente. Granata ha precisato che gli attori si erano incontrati soltanto poche ore prima della messa in scena: l’idea era quella di restituire al pubblico la nascita stessa di un lavoro, quando un testo è ancora malleabile e gli interpreti iniziano appena a scoprirlo. In questa condizione preliminare molte battute sono arrivavate dritte, senza mediazioni, cariche di una verità immediata. La prima lettura di un testo resta un momento sacro e questa tournée è riuscita a trasformarlo in un’esperienza collettiva, condivisa con gli spettatori, facendo della comunità una parte attiva del processo creativo.
La storia scritta da Bianca Tortato somiglia a quella di tante famiglie e allo stesso tempo resta soltanto loro, unica nella sua forma. I protagonisti sono tre fratelli reduci di una famiglia composta da sette membri: madre, padre, tre sorelle e due fratelli. Tre adulti cresciuti negli anni Sessanta che ripercorrono la propria vita e le proprie scelte, spesso radicalmente diverse: la politica e la lotta armata, la carriera, la costruzione di una famiglia.
Ognuno di loro era stato indirizzato verso una strada ben precisa, con aspettative familiari nette e dichiarate, eppure il meccanismo si inceppa. La depressione di uno dei fratelli emerge come punto di rottura: è l’esito, non la causa, dei muri emotivi che si sono eretti in questa famiglia. Da qui nasce il bisogno di raccontare questa storia, anche se la sua rivelazione arriva più avanti nel testo. La generazione dei loro genitori non aveva tempo per la depressione e, per riflesso, vediamo i figli privi di strumenti per affrontare davvero il male del fratello.
In questo testo la presenza femminile è forte e determinante. La sorella, la madre e le nipoti hanno lasciato nei maschi della famiglia domande continue su cosa significhi davvero amare, vivere, stare al mondo e in chi sopravvive rimane la sensazione di essere stati privati di qualcosa: della possibilità di sentirsi amati fino in fondo, di avere spazio solo per sé, di diventare forti senza opporsi a un’etichetta di fragilità che, col tempo, ha finito per diventare identità.
Al termine della lettura, Bianca Tortato ha raccontato che il testo è stato prima sviluppato come monologo e solo dopo si è aperto a tre personaggi distinti. Una scelta che si percepisce chiaramente anche nella struttura scenica. I protagonisti quasi mai si parlano davvero, sembrano piuttosto attraversarsi, restare vicini senza riuscire a comprendersi ed è proprio lì che il testo trova la sua forza più grande, in quell’incomunicabilità che da tecnica diventa concreta e materia viva, sensibile.
Claudia Cannella, nel confronto con il pubblico, ha offerto uno spaccato sulle nuove drammaturgie, sottolineando come gli autori che presentano il loro testo al Premio Hystrio si interessino di politica, affetti e psicoanalisi. Tindaro Granata ha arricchito l’intervento evidenziando come oggi molti giovani tendano a scrivere attraverso sottintesi e omissioni, affrontando temi crudi come la solitudine o la violenza senza nominarli apertamente. Una scelta che nasce anche dal rifiuto della ridondanza e dell’eccessiva didascalicità che percepiscono in chi li ha preceduti.
L’autrice ha poi concluso l’incontro aprendo uno sguardo sui suoi progetti futuri e sull’attività della compagnia Teatro Nume, lasciando emergere un percorso creativo ancora in evoluzione e già proiettato verso nuove scritture.
Fratelli Benedetti non risolve i conflitti, resta sospeso, proprio come quella prima lettura condivisa con il pubblico, in cui attori, testo e spettatori sembravano scoprire insieme, nello stesso momento, dove potessero nascondersi davvero certe ferite familiari.
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