Dal 12 giugno al 12 luglio
La nuova edizione del Campania Teatro Festival è stata presentata il 27 maggio presso il Palazzo della Regione, a Santa Lucia. Il titolo scelto per questa diciannovesima edizione è Universo di pace, un nome che già contiene al suo interno molteplici possibilità di lettura. Se il primo richiamo è inevitabilmente quello di una pace contrapposta alla guerra e al linguaggio violento del presente, Ruggero Cappuccio, direttore artistico del Festival, ha sottolineato come il significato di questa scelta vada ben oltre una semplice opposizione politica: la pace è anche armonia dell’universo, equilibrio tra i singoli elementi che, insieme, compongono un’orchestra.
Da qui si aprono interrogativi più ampi, quasi cosmici. Quanto tempo esisterà ancora l’universo? Quale può essere la sua reale dimensione? E soprattutto: come continuerà a esistere il tempo? Il teatro, in questo senso, diventa per Cappuccio il luogo del non tempo, uno spazio in cui ciò che viene creato sopravvive alla temporalità naturale delle cose. “Questa conferenza stampa non verrà ricordata”, afferma il direttore, sottolineando invece come gli spettacoli, l’arte e i processi umani generati dal Festival resteranno, ostinati e contrari, come forme di resistenza rispetto alla brutalità del presente.
In un’epoca dominata da ostilità mediatiche, tensioni politiche e linguaggi bellici, il Campania Teatro Festival prova allora a rispondere con una diversa idea di comunità. Non soltanto attraverso gli spettacoli, ma anche tramite un lavoro costante sull’inclusione e sull’ascolto dell’umano: il coinvolgimento dei giovani, delle persone con disabilità, delle realtà marginali e fragili diventa parte integrante della struttura stessa del Festival.
A testimonianza di questa presa di posizione, il 6 giugno alle 20:30 su Rayplay sarà disponibile un documentario curato da Nadia Baldi dedicato alla precedente edizione del Campania Teatro Festival. Non un semplice resoconto dell’anno trascorso, ma un attraversamento umano costruito sulle voci dei ragazzi che hanno vissuto il Festival, sulle loro paure, speranze e necessità di essere ascoltati.
Durante la conferenza stampa, Ruggero Cappuccio è stato affiancato dall’assessore alla cultura Onofrio Cutaia e da Alessandro Barbano, direttore della Fondazione Campania dei Festival. Barbano, alla sua nona edizione, ha rivolto un ringraziamento particolare a Rosanna Romano, presenza costante nel percorso di questi anni, ricordando inoltre l’appuntamento autunnale con il Campania Libri Festival che per questa edizione si terrà in ottobre.
Più volte, sia da parte dei direttori sia da parte dell’assessore Onofrio Cutaia — che ha portato anche i saluti del presidente Fico — è emersa l’importanza del lavoro culturale e di chi opera quotidianamente all’interno della Fondazione Campania dei Festival. Un ringraziamento particolare è stato rivolto ai dipendenti e ai lavoratori dello spettacolo, ribadendo la necessità di riconoscere questo mestiere come un lavoro reale, troppo spesso ancora percepito come marginale. Cutaia ha inoltre sottolineato il valore della ricerca artistica, che non può essere ridotta a semplice esercizio giovanilistico, ma rappresenta uno strumento essenziale per sviluppare pensiero critico e possibilità di fratellanza.
Non sono mancati momenti di confronto più acceso tra giornalisti e relatori, soprattutto riguardo ai fondi destinati al Festival e agli investimenti della nuova giunta regionale. Da questi scambi è però emersa anche la volontà politica di garantire maggiore sostenibilità economica al settore e di tornare a una programmazione triennale per lo spettacolo dal vivo e per il cinema, offrendo così una prospettiva più stabile ai progetti culturali futuri.
Da quando Cappuccio ha assunto la direzione artistica, il Campania Teatro Festival ha ampliato profondamente i propri confini, trasformandosi in una piattaforma culturale articolata. Non soltanto teatro, dunque, ma anche progetti sociali e formativi come Quartieri di Vita, che coinvolge donne vittime di violenza, detenuti, non vedenti e adolescenti in situazioni difficili; il progetto dedicato a Enrico Caruso; il Campania Young Festival, che quest’anno coinvolge 750 studenti provenienti dalle scuole di Napoli; il lavoro sulla tutela della lingua italiana e il già citato Campania Libri Festival.
Ampio e articolato il programma delle sezioni del Festival. La prosa nazionale si muove attorno a temi ricorrenti come la memoria, il rapporto con la figura paterna, le eredità emotive e familiari. Ad aprire il Festival, il 12 giugno al Teatro Mercadante, più volte ringraziato da Cappuccio per il suo ruolo centrale all’interno della manifestazione, sarà la regia di Roberto Andò, che intreccia L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett e Press Conference di Harold Pinter.
Numerosi gli artisti presenti in questa edizione: da Sergio Rubini a Massimo Recalcati, fino a Euridice Axen diretta da Nadia Baldi in La creatività è l’intelligenza che si diverte, spettacolo nato da un laboratorio per attori condotto dalla stessa regista. Presenti anche Claudia Di Palma con La signorina Else e Carrozzeria Orfeo con Cuore di porco, testo già riconosciuto da molti per la sua particolare brillantezza drammaturgica.
Accanto alla prosa trovano spazio i progetti speciali, tra cui cinque letture dedicate a racconti ambientati nell’epoca borbonica. Centrale anche la sezione musicale ospitata nel Cortile di Palazzo Reale, ormai divenuto uno dei luoghi simbolo del Festival, insieme alle sezioni Sport opera, Letteratura, affidata a Silvio Perrella e dedicata in particolare alla poesia , danza e mostre. Quest’anni la sezione Osservatorio si avvicina ulteriormente al progetto Quartieri di Vita.
Il Campania Teatro Festival continua così a configurarsi non soltanto come contenitore di spettacoli, ma come spazio di relazione, di ricerca e di permanenza. Un luogo che prova ancora a immaginare, attraverso il teatro, una possibilità diversa di stare insieme.
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