Al Teatro San Ferdinando il 29 maggio
Al Teatro San Ferdinando il 29 maggio è stata presentata Le memorie degli altri, la nuova stagione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, che vede 40 titoli e 23 produzioni proprie. Unico Teatro Nazionale del Mezzogiorno, il Teatro di Napoli si conferma polo produttivo oltre che distributivo, sempre più centrale nel panorama teatrale italiano.
La conferenza stampa si è rivelata uno scorcio sulla storia del teatro e, al tempo stesso, un’evidenza dei rapporti di amicizia e confronto tra il direttore artistico Roberto Andò e alcuni degli artisti che hanno segnato la scena contemporanea e la sua eredità. Un filo che rimanda alla grande tradizione del teatro europeo, evocata più volte attraverso la relazione tra Samuel Beckett e Harold Pinter, legati da un dialogo fitto e da un carteggio in cui Beckett interveniva anche con osservazioni severe sulle bozze dei testi di Pinter, contribuendo alla loro revisione e definizione scenica.
Dentro questo orizzonte si colloca l’apertura della stagione: il 21 ottobre al Teatro Mercadante andranno in scena L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett e Press Conference di Harold Pinter, con la regia di Roberto Andò, il quale indica questo spettacolo come una delle matrici poetiche dell’intera stagione. Nel primo testo emerge la dissoluzione del tempo e del soggetto; nel secondo la progressiva crisi della politica come spazio ideale condiviso.
A introdurre la giornata è stato un video che ha sfilato i titoli della nuova stagione accompagnandoli da citazioni e suggestioni, quasi a sottrarre il programma alla rigidità della cartella stampa e restituirlo alla curiosità dello sguardo. Mimmo Basso (Direttore Generale) ha introdotto i saluti istituzionali, aprendo l’ingresso sul palco dell’assessore alla Cultura Onofrio Cutaia, del sindaco Gaetano Manfredi e del presidente del Teatro di Napoli Luciano Mattia Cannito.
Durante la conferenza è stato evidenziato come il Teatro di Napoli rappresenti un ruolo crescente nella costruzione di un nuovo turismo teatrale: non più legato soltanto all’opera lirica o al musical, ma sempre più orientato verso la prosa e la programmazione stabile. Un fenomeno che rafforza il legame tra città e teatro come infrastruttura culturale. I numeri della stagione precedente confermano questa tendenza: 95.000 spettatori, l’85% degli spettacoli sold out e oltre 50.000 abbonati, a testimonianza di una crescita costante del pubblico.
Dopo i saluti istituzionali, il palco è passato a Maurizio De Giovanni e Roberto Andò. Nel dialogo che ha animato la parte centrale dell’incontro, De Giovanni ha sottolineato la natura ambivalente di Napoli: città che accoglie e respinge, che pretende e ascolta, dove il pubblico conosce il teatro e spesso anticipa le battute, come accade nei grandi teatri di tradizione. Da qui la domanda rivolta ad Andò: cosa significa oggi fare teatro a Napoli dentro questa idea di Memoria degli altri?
La risposta attraversa l’intera impostazione della stagione: il teatro come luogo in cui si esercita la possibilità stessa del vivere. Dentro questa prospettiva si inserisce con forza il tema del coraggio, inteso come presa di posizione culturale e politica. Emblematica è la presenza di Notarbartolo di Dacia Maraini, testo che affronta il rapporto tra potere e mafia nella Sicilia storica e che porta sulla scena una materia narrativa esplicitamente civile.
La stessa linea attraversa anche altri progetti della stagione, come la collaborazione con Sea-Watch ed Emergency con A Place of Safety | Viaggio nel Mediterraneo centrale, e Il processo Pelicot di Milo Rau, che porta in scena uno dei casi più drammatici della cronaca europea recente attraverso dispositivi teatrali che coinvolgono interpreti locali in ogni città ospitante.
Tra gli artisti presenti in stagione trovano spazio anche Lev Dodin con Il reparto n. 6 da Čechov, Romeo Castellucci con FAUST. Fatto, non detto, Juan Mayorga con La vasca interpretata da Anna Bonaiuto e Luigi Lo Cascio ne Il pittore dell’ultimo giorno di Fabrizio Sinisi.
Il Premio Leo de Berardinis conferma invece l’attenzione del teatro verso le nuove scritture, portando al Ridotto del Mercadante gli spettacoli vincitori. Prima di chiudere il percorso della presentazione, Andò ha insistito su un punto centrale: la necessità di trasformare il ricambio generazionale in un gesto reale e non solo dichiarato.
È in questa direzione che si inserisce il progetto di Pier Lorenzo Pisano e il festival TXT, ancora solo accennato in questa fase della stagione. Il nome richiama la forma più elementare del testo digitale, una pagina ancora da scrivere, e diventa lo spazio in cui nuove scritture e nuove visioni trovano campo.
Elemento decisivo del progetto è l’apertura anche ad altri direttori under 35 di teatri e realtà nazionali, chiamati a partecipare a una rete condivisa di confronto. Un gesto che trasforma il festival in un laboratorio collettivo, e che allarga la prospettiva da una singola direzione artistica a una dimensione generazionale.
A chiudere la stagione sarà Emma Dante con Studio sui sei personaggi, rilettura del capolavoro pirandelliano affidata a una delle voci più autorevoli della scena contemporanea. Nel corso della presentazione, Roberto Andò ha ricordato il proprio legame con quest’opera, già al centro del film La stranezza, soffermandosi sulla straordinaria vitalità del testo pirandelliano: una materia teatrale che continua a trasformarsi, a generare nuove letture e nuovi significati senza mai esaurirsi.
Dai maestri del Novecento alle nuove scritture, La memoria degli altri sembra ricordare che il teatro vive soltanto quando qualcuno raccoglie un’eredità e decide di restituirla al presente con uno sguardo nuovo.
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