Al Teatro Mercadante il 10 giugno
Il 10 giugno, nel foyer del Teatro Mercadante, è stato presentato alla stampa lo spettacolo che aprirà la nuova stagione del Campania Teatro Festival: L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett e Press Conference di Harold Pinter, un dittico diretto da Roberto Andò che ritroverà in scena Renato Carpentieri, protagonista di un sodalizio artistico ormai consolidato con il regista. In scena al Mercadante il 12 e il 13 giugno.
Andò ha raccontato le ragioni che lo hanno portato ad accostare i due testi. Una prima vicinanza era già emersa durante la conferenza di presentazione della stagione del Teatro di Napoli e riguarda il legame di amicizia e stima che univa Beckett e Pinter, rapporto che Andò ha poi ereditato attraverso la sua personale amicizia con il drammaturgo inglese. Durante l’incontro è emerso un ulteriore elemento di connessione tra le due opere: il regista ha definito questo accostamento «di natura musicale», sottolineando come i due testi possano vivere autonomamente e, allo stesso tempo, dialogare tra loro attraverso il comune senso di smarrimento dell’individuo, prima nella società e poi nella dimensione politica. In Press Conference, Andò individua un progressivo cambio di tono, una rabbia crescente che accompagna il passaggio dalla diplomazia a un linguaggio sempre più aggressivo e minaccioso. Non a caso, a separare le due vicende sarà il passaggio di un temporale.
Accanto alla musica, grande spazio è stato dedicato anche alla poesia. Beckett fu allievo di Joyce ed entrambi iniziarono il loro percorso letterario proprio dalla scrittura poetica. La poesia, per sua natura, lavora sulla contrazione del tempo, sul mistero e sul non detto, elementi che sarebbero poi diventati fondanti della loro ricerca artistica. L’ultimo nastro di Krapp rappresenta inoltre un momento significativo nella produzione beckettiana: fu il primo testo scritto direttamente in lingua inglese dopo una lunga stagione di opere composte in francese. L’ambizione di confrontarsi con l’eredità del maestro Joyce e, insieme, la libertà di esprimersi nella propria lingua madre contribuirono a fare di quest’opera uno degli esiti più compiuti della sua drammaturgia.
Particolarmente rilevante è stato anche il lavoro sugli appunti originali di Beckett, redatti quando fu lui stesso a curare la regia de L’ultimo nastro di Krapp. Materiali che hanno arricchito il percorso di studio sia del regista sia dell’interprete.
Di fronte alla densità e alla complessità dei due testi, Andò si è affidato a Carpentieri che, forte di una grande maturità scenica, accetta di mettersi nuovamente in gioco affrontando personaggi che interrogano non solo i propri conflitti, ma anche quelli più profondi dell’essere umano.
Accanto a lui ci sarà il giovanissimo Agostino Cossia, figlio d’arte, presente nel testo di Pinter.
Andò ha inoltre ricordato la sua amicizia con Pinter e il film che gli ha dedicato, sottolineando come il drammaturgo non sia mai stato un predicatore moralista. Il teatro, per lui, rappresentava piuttosto uno strumento per esporre e indagare il mistero dell’esistenza. Per questo, pur essendo evidente l’affinità di Andò con una riflessione sulla società contemporanea e sul suo progressivo disorientamento, il regista sembra voler seguire la stessa direzione dei maestri che lo hanno preceduto: interrogare la realtà senza offrire risposte definitive.
In conclusione, Andò ha rivolto un ringraziamento a Gianni Carluccio, definito «capace di parlare con le luci», e a tutte le figure che hanno contribuito alla realizzazione dello spettacolo: Daniela Cernigliaro per i costumi, Hubert Westkemper per il suono, Luca Bargagna come aiuto regista e Teresa Cimbelli nel ruolo di direttrice di scena.
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