CTF – Al Palazzo Reale, Cortile delle carrozze il 28 giugno
La rassegna Il Sogno Reale. I Borbone di Napoli continua il proprio percorso di riscoperta della memoria storica attraverso linguaggi differenti, intrecciando ricerca e teatro. All’interno di questa cornice si inserisce Il candelabro e il rocchetto di Sofia, lettura scenica dell’inedito di Luisa Stella, affidata alla voce di Enrico Iannello. Un incontro in cui il testo diventa il vero protagonista e la scena sceglie deliberatamente di arretrare per amplificarne la forza evocativa.
Il palcoscenico è all’interno del Cortile delle Carrozze, solo un leggio al centro della scena, poche variazioni luminose e un tappeto sonoro registrato dalle atmosfere oniriche e fiabesche. Gli stacchi di luce, immersi in tonalità blu, scandiscono il ritmo della lettura e costruiscono pause di ascolto, offrendo allo spettatore il tempo necessario perché immagini, suggestioni e parole possano sedimentare prima che il racconto riprenda il proprio corso.
La forza del testo di Luisa Stella risiede nella delicatezza con cui affronta il disfacimento della società contemporanea e dei dolori della guerra senza mai nominarli esplicitamente. Entrambi abitano il non detto di una vicenda che segue l’immaginazione di Sofia, una bambina siciliana la quale, partendo da quello che inizialmente è un gioco, prova a ricostruire un filo della storia dall’epoca borbonica fino ai giorni nostri. La scrittura dell’autrice è insieme riflessiva e concreta, costruita attorno al valore dei simboli e dei segni che attraversano la quotidianità e che siamo naturalmente portati a riconoscere e fare nostri. Tra questi, il candelabro e il rocchetto, ma anche il modo stesso in cui Sofia li rinviene: arrampicandosi, attraversando l’erba alta, conquistandoli. Oggetti che diventano tracce da seguire, frammenti di una memoria più ampia da ricomporre.
Attorno a lei si muove un mondo di adulti convinti di possedere le risposte, mentre il testo lascia affiorare continui chiaroscuri e suggerisce come la storia sembri non cambiare mai davvero, riproponendo ciclicamente le proprie contraddizioni. La vicenda accompagna Sofia fino all’età adulta, quando sembra scegliere consapevolmente di interrompere le sue ricerche storiche. Di fronte all’impossibilità di trovare una conclusione, rivolge il proprio interesse verso una disciplina che promette certezze più solide: la geologia, il mondo della materia. Eppure il candelabro e il rocchetto continuano ad accompagnarla, segno che alcune domande non possono essere archiviate né sostituite da risposte scientifiche. L’immagine finale di un televisore acceso, di cui non viene narrato il contenuto ma soltanto la reazione di Sofia, assume allora il valore di un passaggio di testimone. La sua storia si interrompe per lasciare spazio alla nostra, invitando lo spettatore a interrogare il presente e a non rinunciare alla capacità di indignarsi.
In questo contesto, la lettura di Enrico Iannello dà corpo e respiro alle immagini evocate dalla scrittura di Luisa Stella, accompagnando con naturalezza tanto lo sguardo curioso e immaginifico dell’infanzia di Sofia quanto la voce narrante che spia nella sua vita. La sua interpretazione lascia che sia la parola a guidare l’ascolto e a costruire, nell’immaginazione dello spettatore, luoghi, oggetti e ricordi.
La scelta di una messinscena essenziale si pone in dialogo con la natura stessa della vicenda: una storia priva di grandi imprese o svolte spettacolari, costruita invece sulla preziosità di una vita comune. È proprio nell’ordinarietà dei gesti di Sofia, nel suo cercare, conservare e attribuire significato a due piccoli oggetti, che il racconto esemrge, trasformando una memoria personale in una riflessione più ampia sul rapporto tra individuo, storia e comunità.
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