CTF – Al Teatro Nuovo il 2 giugno
Ruth e Nicolas decidono di concedersi una pausa dalla città e raggiungono la casa di lui, immersa nel bosco accanto a un lago. Lo spettacolo Il Bosco di David Mamet si apre con i due già all’esterno della dimora, intenti a osservare e lasciarsi sorprendere dalla natura che li circonda.
L’intera narrazione è attraversata da un movimento costante verso ciò che non c’è più, da un tentativo di trattenere persone, luoghi e tempi ormai perduti. Ricordano gli animali che hanno abbandonato le zone urbanizzate o che fanno ritorno alle proprie tane usurpate dall’uomo solo per trovarvi la morte. Riemergono i racconti, le testimonianze della guerra del padre di Nicolas e la nonna di Ruth, la spensieratezza delle fiabe che inventava per i nipoti.
In questo clima sospeso e malinconico i due vivono il loro amore e il loro desiderio senza riuscire davvero a entrare in ascolto l’uno dell’altra. Le stesse frasi vengono ripetute più volte perché nessuno dei due sembra trattenere ciò che l’altro dice. Più l’ascolto si incrina, più cresce il bisogno di affermarsi e, con esso, l’insistenza.
Emblema della loro relazione è la barca marcia ormeggiata sul lago. La poppa è corrosa dal tempo, la prua appare ancora asciutta quando Ruth vi si siede. Un remo è stato bruciato. Lei si domanda se quel remo sia ancora in grado di galleggiare. Prima di chiederselo, Nicolas aveva creduto di aver visto un castoro, ma Ruth gli aveva fatto notare che si tratta soltanto di un tronco. «A volte sembra che le cose nuotino, invece stanno solo galleggiando». È forse questa la definizione più precisa del loro rapporto: qualcosa che resta a galla senza più avanzare.
Nel tentativo di non accettare questa evidenza, i due finiscono per ferirsi. Emergono il rancore, la frustrazione, la violenza verbale e infine quella fisica. Il momento più intenso dello spettacolo arriva proprio nel finale, quando tutto questo dolore che li ha attraversati si fa evidente nei loro corpi. La regista Maria Grazia Solano li dispone sul proscenio: Nicolas con gli occhi chiusi, Ruth con lo sguardo aperto e languido, come se abitassero ormai due solitudini inconciliabili.
Il debutto assoluto dello spettacolo è avvenuto il 2 giugno, alle ore 18 e alle 21, al Teatro Nuovo nell’ambito del Campania Teatro Festival.
La scena firmata da Paolo Iammarrone e Vincenzo Fiorillo è minimale ed essenziale. Sul palco Alessandro Mor e Marina Sorrenti, nei panni di Nicolas e Ruth, riescono gradualmente a lasciarsi attraversare dalla materia emotiva della vicenda, trovando gli esiti più convincenti proprio nei momenti in cui la tensione si alza e i personaggi si rendono conto che perdere l’altro significherebbe distruggere il proprio mondo. È qui che, nel lavoro condiviso tra regia e attori, emerge con maggiore chiarezza una diversa consapevolezza tra i due personaggi: Ruth appare più lucida, già in ascolto della possibilità di una frattura imminente, mentre Nicolas sembra restare più a lungo in una zona di rimozione, come se la crisi potesse ancora essere rimandata.
La drammaturgia di Mamet è articolata e di forte impatto, proprio per questo non semplice da attraversare nella sua interezza scenica. Si tratta di un materiale che richiede tempo e progressiva sedimentazione per poterne restituire tutte le sfumature. Questo allestimento sembra comunque muoversi nella direzione giusta: un lavoro che ha bisogno di trovare ancora pienamente il proprio assetto, ma che si presenta già con una partenza solida e coerente.
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