Recensioni

Carmina Desimoniana – Diretto e concertato da Alessandro De Simone

CTF – Al Cortile delle carrozze del Palazzo Reale il 6 giugno

Carmina De Simoniana porta in scena un’orchestra di archi e di fiati e quattro voci (Annamaria Colasanto, Raffaello Converso, Maria Letizia Gorga e Giovanni Mauriello) chiamate non soltanto a interpretare i brani di Roberto De Simone, ma ad abitarli con partecipazione e trasporto, restituendone quella ricchezza espressiva che ancora oggi rende questo repertorio vivo e necessario. A un anno dalla scomparsa dell’artista, lo spettacolo-concerto ne celebra la memoria intrecciando musica, immagini e testimonianze, attraverso alcuni dei suoi brani più significativi, filmati d’archivio e la presenza di interpreti che hanno condiviso con lui un tratto importante del proprio percorso artistico.

Tra questi, Franco Giovanni Iavarone, che circa quarant’anni fa interpretava l’Asso di Bastoni nella prima Gatta Cenerentola di Roberto De Simone e che, per questa serata evocativa, torna a vestire lo stesso ruolo. Il suo ingresso in scena assume il valore di un ponte tra passato e presente, quasi a ricordare come il teatro di De Simone continui a vivere soprattutto nei corpi e nella memoria di chi lo ha attraversato.

A dirigere orchestra e voci è Alessandro De Simone, nipote di Roberto, che affronta questo patrimonio con una misura quasi sacrale, lasciando riemergere il genio dell’artista attraverso la forza delle note e delle immagini.

Quello di Roberto De Simone è un teatro che può definirsi visionario nel senso più autentico del termine. I filmati proiettati nel corso dello spettacolo permettono infatti di cogliere il fulcro del suo pensiero. De Simone si fa carico di un teatro che abbandona l’idea dell’arte fine a sé stessa per restituire dignità alla cultura popolare, alle sue ritualità, in un elaborata ricerca musicale e teatrale. È un linguaggio che attraversa continuamente il sacro e il profano, l’opera buffa e la tradizione orale.

Il suo lavoro si radica nel concreto, nello studio rigoroso delle fonti e nella convinzione che la tradizione sia una materia viva da interrogare continuamente. Da questa ricerca emerge un’idea del vero come qualcosa di sfuggente, mai pienamente afferrabile, che De Simone riesce a tradurre in teatro con rara forza evocativa. È proprio questo mistero a lasciare nello spettatore una sensazione di intensità e di incanto.

«Fellini mi disse che la mia Gatta Cenerentola sembra l’abbiano scritta i morti, eppure mi sembra che l’abbia scritta io.» In questa riflessione si condensa l’intera poetica di De Simone: una scrittura che pare provenire da una memoria antichissima e collettiva, ma che trova la propria originalità nella capacità di trasformarla in un linguaggio personale. Un teatro che intreccia ironia, sacro e profano e che costruisce la propria forza anche attraverso l’incontro e il dialogo con gli altri artisti.

Il concerto attraversa alcune tra le pagine più rappresentative della sua produzione, da La Gatta Cenerentola fino al Requiem in memoria di Pier Paolo Pasolini, con brani quali Jesce Sole, Madonna nun è cchiù, Vorria crudel tornare, La sciorta, Rosa d’argento, Moresca, Suicidio del femminiello e Libera me Domine, restituendo la varietà di un repertorio capace ancora oggi di sorprendere per ricchezza e profondità.

Ciò che emerge con maggiore forza da questa serata è soprattutto la cura che Roberto De Simone ha sempre riservato alla sua arte: un rigore che non è mai diventato sterile esercizio intellettuale, ma si è tradotto in una continua ricerca della verità teatrale. È questa la sua eredità più preziosa, riconosciuta dalla critica ma, ancora di più, custodita dall’affetto del popolo napoletano. Carmina De Simoniana riesce a renderle omaggio con rispetto lasciando che siano la musica e la memoria a restituire, ancora una volta, la grandezza di un artista irripetibile.

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