Recensioni

La creatività è l’intelligenza che si diverte – di Nadia Baldi e Euridice Axen, regia di Nadia Baldi

Al teatro Mercadante il 12 luglio.

-“Ma a questa cerimonia… si mangia?  -Con l’Arte non si mangia!

Queste due battute all’inizio dello spettacolo descrivono in pieno l’essenza di uno spettacolo che è manifesto culturale ma anche un saggio di lavoro. La creatività è l’intelligenza che si diverte nasce da un workshop a cura di Euridice Axen e Nadia Baldi, in cui si è dato modo a 25 attrici ed attori di esprimere la loro abilità e capacità artistiche. Guidando e raccogliendo il materiale prodotto, la regista e l’attrice, hanno creando una pièce, presentata nell’ambito del Campania Teatro Festival 2026 e che ha debuttato il 12 luglio al Teatro Mercadante di Napoli.

Lo spettacolo viene descritto, in scena, come una celebrazione, il matrimonio fra gli interpreti, in abito da sposa, che avanzano lungo la navata della platea e l’Arte. Come un matrimonio si apre ad una vera e propria festa, fatta di luci e musica, ma anche di riflessione, in cui la Axen ci guida, intervenendo senza un fare didascalico, ma perfettamente integrata nell’atto scenico. Diviso in più sequenze brevi (lo spettacolo verte su ad alcuni temi di riflessione, che emergono nel corso della performance) in esse si aggrovigliano movimento, musica e espressività. Spicca, data la generale giovane età degli attori, il momento dedicato alla paura commista al desiderio della carriera artistica, che, anche se traguardo glorioso, non è mai libero dalle insicurezze e dai dubbi. Vessillo del tema è Maria Callas, in proiezione sul fondo della scena, mentre canta sulle note della celebre aria “Casta Diva” dalla Norma di Bellini. Euridice Axen ci accompagna nella riflessione, prima che siano gli attori ad afferrare la scena gridando le loro paure, irrompendo, fisicamente, tre le file degli spettatori e ritornando, poi, sul palco con un canto di vittoria ritmato dal battere delle mani, al quale è invogliato lo stesso pubblico.

Il palco, infatti, non è un limite, le parole non rimangono fra gli attori, la pièce inizia dalla platea, con il corteo di sposi, e con la platea dialoga, cerca contatto e solidarietà. Non manca con essa lo scontro, come quando gli interpreti, nella nuda scena, criticano ed irridono il pubblico per le ricercatezze espressive nella vita quotidiana, per i toni da intellettuale nelle dinamiche sociali. Agli spettatori viene così ricordando che tutti sono attori nella propria vita: indossano una maschera e recitano un copione, e che l’Arte è per tutti strumento di vita.

Pochi gli elementi sulla scena (ideata da Nadia Baldi con la consulenza di Paolo Iammarrone e Vincenzo Fiorillo), ma di grande impatto visivo, coadiuvati da un attento gioco di luci; i mestoli e schiumarole, ad esempio, pendenti dal soffitto, ad inizio spettacolo, in tema con il pranzo nuziale, hanno forse alluso alla mercificazione turistica della città di Napoli. Il legame con la città accompagna gli attori, esplicitamente o solo attraverso l’espressione linguistica, per tutta la durata dello spettacolo. Così i costumi (di Carlo Poggi) diventano essenziali: l’abito da sposa non abbandona il palco, divenendo parte della scenografia stessa e fil rouge dello spettacolo.

L’Arte trova quindi su questo palco tutte le sue maniere espressive: la musica (a cura di Ivo Parlati), non solo diffusa  ma anche suonata e cantata dal vivo dagli attori, la recitazione e la danza, nella penultima sequenza gli attori, sotto luci di un rosso cupo, si muovono come invasati, e rimandano al tema della guerra e alla violenza, introdotto precedentemente da Axen.

La forza di questo spettacolo risiede nella ricchezza espressiva combinata con la semplicità della sua struttura: libera e varia come lo è l’espressione artistica. Frutto dell’incontro fra nuove forze artistiche e riconosciute rappresentanti della scena, non c’è un inno più valido alla vitalità del teatro, che si rigenera continuamente.

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