Dal 2 al 18 ottobre al Teatro Diana di Napoli
Raccontare Napoli non è mai un’operazione semplice. Non lo è per svariate ragioni, in primis perché su questo golfo si sono posati gli sguardi di innumerevoli autori: generazioni di artisti ne hanno cantato le contraddizioni, e quell’aspetto di irrisolto mistero cittadino sembra essere stato ormai scandagliato e indagato in ogni sua minima piega. Eppure, aprendo la nuova stagione del Teatro Diana con il suo spettacolo SereNata a Napoli, Serena Rossi riesce nel miracolo di eludere ogni stereotipo, restituendoci una città inedita e pulsante.
La Rossi si conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, un’artista di formidabile versatilità. Coniugando le sue già ben note e premiate doti interpretative a una capacità canora di straordinaria potenza ed eleganza, domina il palcoscenico in un viaggio intimo e viscerale, fatto di parola e di musica.
Il pregio più grande di questo spettacolo – nato da un’idea della stessa attrice e scritto con Maria Sole Limodio e Pamela Maffioli, e guidato dall’attenta regia di Maria Cristina Redini – è la sua capacità di rievocare un’atmosfera sospesa, in grado di riportare lo spettatore indietro nel tempo di quasi cento anni. È un tuffo nelle radici più profonde, un omaggio in cui l’artista riannoda con grazia i fili della propria storia familiare: sul palco rivivono i ricordi legati a nonna Concetta e, soprattutto, il commosso tributo a una sua illustre antenata, la zia Ria Rosa. Figura di spicco degli anni ‘30, cantante emigrata in America e pioniera del femminismo ante litteram, Ria Rosa incarna perfettamente quella Napoli fiera, indomita e orgogliosa che lo spettacolo vuole celebrare.
La Napoli che emerge da questo racconto scenico è una città che vive nell’amore. È il ritratto di sentimenti impossibili, passioni talvolta struggenti e fatali che, cullate tra le note di brani intramontabili come Bammenella o Nuttata ‘e sentimento – non smettono di affascinare e rapire chi le ascolta. Come ricorda la stessa protagonista in scena, Partenope è una sirena che rischia di lasciarsi morire d’amore, ma alla quale, per una sera, viene dedicata una serenata per convincerla a non arrendersi.
Sul piano tecnico, l’allestimento curato da Agata Produzioni e Savà Produzioni Creative è di altissimo livello. In questo viaggio, Serena Rossi non è mai sola: a dialogare con lei vi sono sei musicisti, sotto la direzione musicale e gli arrangiamenti del Maestro Valeriano Chiaravalle. Il violino di Gennaro Desiderio, la chitarra di Gianpaolo Ferrigno, il pianoforte di Antonio Ottaviano, le percussioni di Michele Maione, il violoncello di Matteo Parisi e la fisarmonica e il clarinetto di Luca Sbardella tessono un tappeto sonoro che si fa vero e proprio coprotagonista della narrazione.
Una menzione d’onore, in questa architettura scenica, va rivolta al disegno luci firmato da Valerio Tiberi: la luce sembra lambire e accarezzare la figura di Serena Rossi, proiettando l’intero teatro in una dimensione onirica e squisitamente acquatica.
SereNata a Napoli non è, in definitiva, una semplice rassegna musicale. È un atto d’amore, un rito collettivo in cui il pubblico si ritrova a cantare, sorridere e commuoversi, perdonando a Partenope le sue colpe e celebrandone l’eterna bellezza. Un debutto stagionale per il Teatro Diana che consacra Serena Rossi come una delle voci e delle anime più preziose del nostro panorama teatrale.
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