Recensioni

Uscita di emergenza, Manlio Santanelli e Alfio Scudieri aprono la stagione del San Ferdinando – Conferenza stampa

Al San Ferdinando il 26 ottobre

Uscita di emergenza è il testo di Manlio Santanelli scelto per inaugurare la stagione 2026/2027 del Teatro San Ferdinando. Lo spettacolo, diretto da Alfio Scudieri e interpretato da Vincenzo Ferrera e Nando Paone, sarà in scena dal 29 ottobre all’8 novembre. La conferenza stampa di presentazione, tenutasi il 26 ottobre, ha offerto l’occasione per approfondire le scelte registiche, il lavoro degli interpreti e il rapporto con una scrittura che fa del paradosso uno strumento per mettere a nudo le contraddizioni umane.

Per Scudieri, una parola attraversa tanto lo spazio scenico quanto la condizione dei protagonisti: «inagibilità». La casa in cui i due uomini si ritrovano è precaria, ma altrettanto precaria è la loro possibilità di abitare il mondo e di stabilire un rapporto autentico con l’altro. Il dialogo procede per avvicinamenti e brusche ritirate, tra tentativi di comprensione e nuove incomprensioni. È un confronto in cui la parola, anziché costruire un ponte, può trasformarsi in un’arma: si cerca un contatto e si finisce per colpirsi.

A dare corpo a questa instabilità intervengono anche le musiche originali di Roy Paci, che il regista considera un vero e proprio terzo protagonista. Non un semplice accompagnamento, dunque, ma una presenza che partecipa alla drammaturgia, alternando accenti ironici e sonorità più cupe, fino a sfiorare atmosfere noir. La musica entra così in dialogo con l’ambiguità del testo, dove il riso non coincide mai del tutto con la leggerezza e il grottesco lascia intravedere qualcosa di dolorosamente familiare.

Ferrera e Paone hanno raccontato il confronto con questi personaggi ricorrendo all’immagine di due clown, o di due pugili suonati che continuano a combattersi a colpi di parole, doppi sensi e ironia. Una definizione che restituisce la natura ambivalente del loro rapporto: dietro la comicità si nascondono le sconfitte, le fragilità e l’incapacità di sottrarsi allo scontro. La sfida per gli interpreti sta proprio nel tenere insieme questi registri senza scioglierne le contraddizioni. Ne emerge anche il valore di un’intesa artistica fondata sulla stima reciproca, capace di sostenere il continuo gioco di equilibri richiesto dalla scrittura.

Alla presentazione sono intervenuti anche Roberto Andò e Mimmo Basso, che hanno richiamato il carattere festoso di ogni inaugurazione, soffermandosi sulle circostanze particolari di questa. Lo spettacolo, inizialmente previsto nella stagione precedente, era stato rinviato per motivi di salute del regista. Il suo arrivo sul palco del San Ferdinando porta quindi con sé anche il significato di un appuntamento recuperato, affidato a un testo che conserva intatta la propria capacità di interrogare le relazioni umane.

Il percorso dedicato a Santanelli si estende inoltre al foyer del teatro, dove dal 30 ottobre al 5 novembre torna Ce steva 3 vvote, con Federica Aiello e Maurizio Murano. La performance raccoglie tre favole tratte da Dieci favole antiche alla maniera di G. B. Basile e si presenta, rispetto alla precedente edizione, con nuovi interventi musicali e una lettura da Pulcinella. Quest’ultima aggiunta riporta al centro il legame dell’autore con Napoli, amata anche nelle sue storture e nelle sue contraddizioni.

L’attenzione alla dimensione musicale si riallaccia a una consuetudine teatrale oggi meno frequente: il bis, inteso come spazio ulteriore rispetto alla rappresentazione, un’ultima deviazione concessa al pubblico prima di congedarsi. Anche Uscita di emergenza ne propone una versione personale. Al termine degli applausi, Ferrera e Paone offriranno una rilettura di Quello che non ho di Fabrizio De André, riadattata da Roy Paci.

Resta, infine, l’immagine del bradisismo evocata dalla stessa drammaturgia: nella vita si sale e si scende, senza che una posizione possa dirsi definitivamente conquistata. I personaggi di Santanelli sembrano condannati a questa oscillazione, sospesi tra il desiderio di trovare una via d’uscita e l’impossibilità di sottrarsi alle proprie fragilità. Forse è proprio qui il paradosso del titolo: cercare una fuga quando non si è ancora trovato il modo di stare, davvero, dentro la propria esistenza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi